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Il Papa: ai rifugiati i conventi chiusi

Piazza del Gesù Dopo la visita a Lampedusa un altro forte segnale a favore degli ultimi Bergoglio ricorda il dovere dei cristiani: servire, accompagnare e difendere gli ultlimi

A pranzo coi rifugiati. Ma stavolta per dire «buon appetito» e dare un altro segnale forte come aveva fatto con la visita a Lampedusa, a Papa Francesco è bastato girare l’angolo. Salire sulla Focus blu e arrivare a piazza del Gesù, al Centro Astalli, costola romana del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati-Jrs, dove ha ricordato il dovere dei cristiani cattolici verso gli ultimi: «servire», «accompagnare», «difendere». Roma spesso è la «seconda tappa» dopo Lampedusa, ha detto il Papa. Ma nella bella terra di Sicilia si arriva stremati da un lungo viaggio ma felici. Ma poi senza «una comunità solidale» che «accompagni», senza «la misericordia che indica al povero la strada per camminare con le su gambe» ha detto il Papa, «si infrange il sogno di un’Europa aperta» come ha spiegato nel suo saluto a Bergoglio Carol, insegnante rifugiata fuggita dalla Siria. «Non basta dargli un panino», «solidarietà non è una parolaccia», ha ammonito il Papa che ha invitato ad «aprire i conventi vuoti, che ha detto, «non devono essere trasformati in alberghi per fare soldi», «diamoli ai rifugiati, carne di Cristo». Il Papa è arrivato alla mensa del Centro Astalli alle 15.30, sull’utilitaria senza scorta, e senza il seguito di monsignori. Accanto al sedile di guida solo il capo della gendarmeria vaticana, generale Domenico Giani. Ad accoglierlo in via Astalli, tra Piazza del Gesù e Botteghe Oscure, una folla festante, i confratelli gesuiti,il cardinale vicario, Agostino Vallini e il vescovo ausiliare, Matteo Zuppi. Ha benedetto una donna incinta e il suo bambino. È sceso nei locali della mensa, e ha salutato rifugiati e volontari mentre era in corso la distribuzione del pasto. Poi si è intrattenuto colloquiando con una ventina di persone. Quindi è passato per una breve sosta di preghiera nella cappellina del Centro e si è spostato lungo un corridoio interno fino alla Chiesa del Gesù. Qui ha avuto luogo l’incontro del Papa con le varie componenti del Centro: ospiti, operatori, volontari e amici,500 persone. Oltre a padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, hanno rivolto un saluto a Papa Francesco Carol, rifugiata siriana, e Adam, sudanese del Darfur. Nel suo discorso il Pontefice ha esortato «a non aver paura delle differenze» e a impegnarsi insieme per la causa del bene comune e della dignità dell’uomo. Ha esortato la Chiesa a compiere gesti concreti e coraggiosi di accoglienza: «I conventi vuoti non servono a aprire alberghi e fare soldi: sono per la carne di Cristo, sono per i rifugiati». Al termine della sua visita alla mensa il Santo Padre si è recato nella Chiesa del Gesù, luogo fortemente simbolico e significativo, perché lì si trova la tomba di Padre Pedro Arrupe, fondatore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, a cui il Papa ha reso omaggio insieme a una famiglia di rifugiati egiziani, con il momento di preghiera - "Tu come loro", composta dal Padre Generale dei Gesuiti, Alfonso Nicolas - e deposto fiori. «Grazie perché difendete la vostra dignità ma anche la nostra dignità umana» è stato uno dei passi del discorso durato 20 minuti. Il Papa denuncia: «Solidarietà e una parola che fa paura, per il mondo più sviluppato. Cercano di non dirla. È quasi una parolaccia per loro... ma è la nostra parola» esclama. In tal senso, «servire significa riconoscere e accogliere le domande di giustizia e di speranza e cercare insieme le strade e i percorsi concreti di liberazione». Avverte però Jorge Mario Bergoglio: «La sola accoglienza non basta. Non basta dare un panino, se non è accompagnato dalla possibilità di imparare a camminare con le proprie gambe. Chiede alla Chiesa, a Roma alle istituzioni, che nessuno debba più avere bisogno di una mensa, di un alloggio di fortuna, di un servizio di assistenza legale per vedere riconosciuto il proprio diritto a vivere e a lavorare, a essere pienamente persona».

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