Dalle parole di Gesù che parla di guerra nel Vangelo (ma «non vuole affrontare il tema della guerra, è solo una parabola») alla drammatica attualità degli scenari internazionali. Non si è ancora spenta l’eco della grande veglia di preghiera di sabato sera in piazza San Pietro e ieri, durante l’Angelus recitato davanti a una nuova folla di fedeli, Papa Francesco è tornato a parlare della grande preoccupazione per la situazione in Siria. «In questo momento in cui stiamo fortemente pregando per la pace, questa Parola del Signore ci tocca sul vivo, e in sostanza ci dice: c’è una guerra più profonda che dobbiamo combattere, tutti! È la decisione forte e coraggiosa di rinunciare al male e alle sue seduzioni e di scegliere il bene, pronti a pagare di persona: ecco il seguire Cristo, ecco il prendere la propria croce!». Un discorso di tipo spirituale al quale tuttavia il Pontefice ha impresso una svolta politica: «A che serve fare guerre, tante guerre, se tu non sei capace di fare questa guerra profonda contro il male? Non serve a niente! Questo comporta, tra l’altro, questa guerra contro il male comporta dire no all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve; dire no alla violenza in tutte le sue forme; dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Ce n’è tanto! Ce n’è tanto! - ha aggiunto a braccio - E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là, quest’altra di là - perché dappertutto ci sono guerre - è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale? Questi sono i nemici da combattere, uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune». Il Papa è tornato anche sul grande evento di sabato ringraziando «tutti coloro che, in diversi modi, hanno aderito alla veglia di preghiera e digiuno di ieri sera. Ringrazio tante persone che hanno unito l’offerta delle loro sofferenze. Ringrazio le autorità civili, come pure i membri di altre comunità cristiane o di altre religioni, e uomini e donne di buona volontà che hanno vissuto, in questa circostanza, momenti di preghiera, di digiuno, di riflessione. Ma - ha sottolineato Francesco - l’impegno continua: andiamo avanti con la preghiera e con opere di pace! Vi invito a continuare a pregare perché cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida». Il Pontefice ha invitato a pregare anche per gli altri Paesi del Medio Oriente, «particolarmente per il Libano, perché trovi la desiderata stabilità e continui ad essere modello di convivenza; per l’Iraq, perché la violenza settaria lasci il passo alla riconciliazione; per il processo di pace tra israeliani e palestinesi, perché progredisca con decisione e coraggio; per l’Egitto. La ricerca della pace è lunga e richiede pazienza e perseveranza - ha concluso il Papa - Andiamo avanti con la preghiera!».
Anatema di Francesco contro il traffico d’armi
Tante guerre alimentate dal commercio illegale
