Attualità

Paziente uccide psichiatra a coltellate

Dramma nel centro di igiene mentale di Bari dove lavorava la dottoressa In manette il killer, un ex tossicodipendente: «Non me ne sono reso conto»

BARI Una furia omicida esplosa all’improvviso: una coltellata al collo e poi almeno ventotto fendenti sferrati in rapida sequenza alle spalle e in varie parti del corpo. È morta così, nel Centro di salute mentale del popolare quartiere Libertà, la psichiatra Paola Labriola, cinquantenne mamma di tre figli, di cui due gemelli: il killer arrestato è Vincenzo Poliseno, 44 anni, ex tossicodipendente in cura al Sert. «Non me ne sono reso conto»: sono queste le sole parole pronunciate nell’interrogatorio in Questura dall’assassino che si è avvalso della facoltà di non rispondere. La brutale aggressione è avvenuta alle 9,30 circa. Poliseno, di prima mattina si era recato in un altro centro sanitario dove era in cura, ma aveva trovato l’ambulatorio chiuso; dopo era andato nella locale sede della circoscrizione a chiedere invano denaro ed era stato allontanato. Infine era arrivato nel centro di via Tenente Casale, dove ha atteso pazientemente il suo turno: oltre mezzora senza dare segni di squilibrio o nervosismo. E una volta entrato da solo nella stanza della Labriola avrebbe reiterato la richiesta di denaro (ipotesi su cui sono alla ricerca di conferme i pm Annamaria Tosto e Baldo Pisani) e, ricevuto il diniego, ha colpito la donna con un coltello da cucina di dodici centimetri, portato da casa. Dopo il misfatto Poliseno è rimasto pietrificato davanti al corpo senza vita della dottoressa; un infermiere ha chiamato le forze dell’ordine che hanno bloccato il folle a pochi passi dal luogo del delitto. «Paola era una persona di grande esperienza, non avrebbe mai corso un rischio. Non riesco proprio ad immaginare che abbia avuto una disattenzione»: una collega, annichilita dall’accaduto, la ricorda in questo modo. Di certo è stata colta di sorpresa dalla apparente mitezza dell’uomo e mentre era impegnata a prendere da uno scaffale una cartella clinica è stata raggiunta da una micidiale badilata alla gola. Tutti i medici e i lavoratori del centro di Salute mentale barese sono sotto shock e reclamano a gran voce protezione durante il lavoro. Il marito della vittima, Vito Calabrese, anch’egli psichiatra, si è recato dove è avvenuto l’omicidio con i due figli dodicenni, pochi minuti dopo che la salma era stata portata via. La Labriola era da tre anni alla guida del Centro di Salute Mentale del Libertà, quartiere di oltre cinquantamila abitanti e con una forte presenza di criminalità e disagio sociale: medico esperto, era molto amata dai pazienti. «C'eravamo riviste pochi giorni fa al rientro dalle ferie - racconta Isa, una donna in cura nel plesso sanitario - e abbiamo scherzato sull’abbronzatura della dottoressa. Purtroppo non è la prima volta che pazienti violenti aggrediscono in questo centro i medici o gli infermieri». Durissime le reazioni del mondo della sanità. Per Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria (Spi), "i medici sono mandati in prima linea senza adeguate protezioni di sicurezza". Il giorno del funerale della "dottoressa buona" (come la chiamavano i suoi pazienti) sarà lutto cittadino a Bari, mentre per sabato è stata disposta prevista l’autopsia. Il sindaco Michele Emiliano, che oggi nel Comitato di sicurezza pubblica porrà la questione della vigilanza sulle sedi mediche nel territorio, ha definito Paola Labriola «una martire del lavoro e dell’amore verso il prossimo».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.