Attualità

Centomila in piazza col Papa contro la guerra in Siria

Digiuno e veglia di preghiera con i musulmani a San Pietro. L’appello del Pontefice: taccia per sempre il rumore delle armi

“Finisca il rumore delle armi!”. Il grido accorato di Papa Francesco si è levato alto dal sagrato di San Pietro nella calda serata romana che ha visto migliaia di persone partecipare alla veglia che ha concluso la giornata di digiuno e preghiera indetta dal Pontefice per la pace in Siria, nel Medio oriente e nel mondo intero. Un appello forte alle coscienze di credenti e non credenti, di cattolici e musulmani, di tutti gli uomini di buona volontà perché il bene prezioso della pace va oltre ogni confessione religiosa. La riflessione del Papa, partita dal racconto biblico della creazione (“Dio vide che era cosa buona”), si è sviluppata chiedendo qual è il messaggio che Dio vuole dare a ciascun uomo. “Questo nostro mondo – ha detto Francesco – nel cuore e nella mente di Dio è la casa dell’armonia e della pace”. E in fondo, è quello a cui aspira ogni uomo: “Il mondo che vogliamo non è forse un mondo di armonia e di pace, in noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle città, nelle e tra le nazioni?”. Tuttavia, il Papa riconosce che nel creato ci sono anche “la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra”, portati dall’uomo quando “si chiude nel proprio egoismo”, quando “pensa solo a se stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio”. L’uomo, con la sua libertà usata male, ha il potere tremendo di “rompere” l’armonia del creato. “Possiamo dire che dall’armonia si passa alla disarmonia? – si è chiesto il Pontefice – No, non esiste la disarmonia: o c’è armonia o si cade nel caos, dove c’è violenza, contesa, scontro, paura”. In fondo, non è cambiato molto dal primo omicidio della storia: “In ogni violenza – ha detto ancora Francesco – in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti!”. L’ unica differenza è che “abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!”. Ma di fronte ad uno scenario su cui si addensano nubi minacciose, il Papa è tornato a pronunciare parole di grande speranza. Non ci si può rassegnare: “Dopo il diluvio c’è l’arcobaleno”. Francesco ha ricordato l’olivo piantato insieme ai rappresentanti di altre religioni in Plaza de Mayo a Buenos Aires nel 2000 “chiedendo mai più guerra, chiedendo la pace. È possibile percorrere un’altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Invocando l’aiuto di Dio – ha detto il Pontefice – sotto lo sguardo materno della Salus Populi Romani, Regina della pace, voglio rispondere: sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: sì , è possibile per tutti! Il Papa alla fine ha ringraziato tutti e invitato a pregare sempre per la pace nel mondo. Andrea Acali

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