ROMA Papa Francesco ha ripreso ieri a celebrare la S. Messa nella Domus Santa Marta davanti a piccoli gruppi di fedeli e nella sua omelia ha lanciato un monito contro i veleni della mormorazione: «Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua. Una comunità, una famiglia - ha proseguito - viene distrutta per questa invidia, che semina il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell'altro, e così si distrugga». Francesco stigmatizza consolidate abitudini in base alle quali «il primo giorno si parla bene di chi viene da noi, il secondo non tanto, il terzo si incomincia a spettegolare e poi si finisce spellandolo». Intanto continuano i gesti significativi del Papa che ha telefonato una donna argentina che tre anni fa ha perso il figlio venticinquenne. Come riporta il giornale argentino El Clarin, il giovane rimase vittima dell’esplosione di un deposito clandestino di prodotti chimici a Bahia Blanca. Juan Cruz Manfredini morì per le ustioni dopo quattro giorni di agonia. La madre, Monica Dambolena, ha scritto al Papa per raccontargli come la sua famiglia abbia perso la fede per il dolore e le traversie giudiziarie. Nel giro di due giorni il Papa le ha telefonato per consolarla. «Mi ha ricordato che anche la Madonna soffrì per la perdita del Figlio - ha raccontato Monica - e mi ha detto che avrebbe pregato perché non perdessimo la fede. Mi sono sentita compresa, le sue parole mi aiutano a sopportare questo dolore».
Il Papa telefona a una donna argentina
Francesco aveva ricevuto una lettera in cui Monica Dambolena raccontava il dramma della perdita del figlio: "Le sue parolemi aiutano a sopportare questo dolore"