Comincerà il suo incarico dal 15 ottobre, quando Papa Francesco «riceverà in udienza superiori ed officiali della Segreteria di Stato», per «ringraziare pubblicamente» Bertone per «il suo fedele e generoso servizio alla Santa Sede e per presentare loro» il suo successore. Ma per Pietro Parolin è in fondo un ritorno a casa, lui che in Segreteria di Stato c' è stato dal 1992 fino al 2009, ricoprendo vari incarichi fino a quello di «viceministro degli Esteri», occupandosi di dossier delicati come quelli riguardanti il Vietnam e la Cina, ma anche seguendo da vicino tutti i problemi nati dalla Seconda Guerra del Golfo. Come nunzio in Venezuela, poi, Parolin ha fatto un grande lavoro per la riconciliazione tra il governo e la Chiesa. Il nuovo pro-segretario (diventerà segretario solo quando sarà creato cardinale) è felice. Rilascia una dichiarazione ufficiale in cui ringrazia tutti, dalla famiglia fino a Papa Benedetto che lo ha fatto vescovo, e nella quale afferma di «porsi, con trepidazione, ma anche con fiducia e serenità, in questo nuovo servizio al Vangelo, alla Chiesa e al Papa Francesco, disposto - come lui ci ha chiesto fin dall'inizio - a camminare, edificare-costruire e confessare». Intorno a sé avrà la squadra del cardinal Bertone, perché ieri Papa Francesco ha confermato tutti: il sostituto Angelo Becciu, il segretario per i Rapporti con gli Stati Dominique Mamberti, il sottosegretario Antoine Camilleri, l'assessore Peter Bryan Wells e il Prefetto della Casa Pontificia Georg Gaenswein. Un diplomatico torna così a capo della Segreteria di Stato. Bertone non era un diplomatico, e questo era un punto che veniva sempre ricordato quando se ne doveva criticare l'operato. Ma in realtà, Bertone veniva attaccato con qualunque pretesto. Persino Francesca Immacolata Chaouqui, che fa parte dell'ultima commissione nominata da Papa Francesco per razionalizzare le amministrazioni vaticane, lo aveva definito un «corrotto» in un tweet. Nessuno dal Vaticano ha speso una parola in difesa di Bertone, dopo che il pensiero della Chaouqui era diventato di pubblico dominio. E Bertone lo avrebbe fatto notare al pranzo di Ferragosto, dicendo che a quel punto era disposto a passare la mano il prima possibile. Non è un caso che il comunicato vaticano parli di un «ringraziamento pubblico» per Bertone. Al pranzo di Ferragosto era presente anche Angelo Sodano, segretario di Stato emerito, che sembra essere tornato il king maker di un tempo. Parolin è anche considerato da molti un suo uomo. E non sfugge agli osservatori che Fernando Vergez, nuovo numero due del governatorato vaticano, viene dai ranghi dei Legionari di Cristo, tradizionale feudo di Sodano. D'altronde, il Papa tornando in aereo da Rio de Janeiro aveva sottolineato di avere nostalgia del «vecchio curiale», e Sodano, in fondo, è uno dei più longevi rappresentanti di un certo modello di vecchia Curia. L'indignazione di Bertone, la possibile pressione di Sodano, hanno fatto accelerare i tempi di una nomina che era pensata per ottobre, dopo l'incontro tra gli otto saggi cardinali che dovranno discutere della riforma della Curia. Quando Parolin inizierà il suo lavoro, avrà nelle mani anche le prime bozze di una possibile riforma. Sarà la Segreteria di Stato smantellata o semplicemente riformata? È questa ora la sfida che attende Papa Francesco.
Arriva Parolin, il Papa avvia la «rivoluzione»
Il 15 ottobre il passaggio delle consegne
