Spari sugli ispettori Onu in Siria mentre la comunità internazionale si interroga sui prossimi passi da adottare dopo il presunto attacco con armi chimiche avvenuto mercoledì 21 agosto nei sobborghi a est di Damasco. Stando a quanto riporta la stampa britannica, Londra e Washington sarebbero pronti a lanciare un attacco missilistico contro la Siria entro una decina di giorni. E se da Downig Street giunge una smentita, secondo il quotidiano Guardian aerei da guerra e trasportatori militari sarebbero già arrivati nella base britannica a Cipro, Akrotiri, a meno di 160 chilometri dalle coste siriane. Ieri sera nel corso di una conferenza stampa il segretario di Stato americano John Kerry, al termine di una riunione con il presidente Barack Obama, ha ribadito che l’attacco con i gas di mercoledì 21 agosto in Siria ha «sconvolto la coscienza del mondo. L’uso di armi chimiche in Siria è stato indiscriminato e su larga scala e non può essere senza conseguenze. È un’offesa a tutta l’umanità». E su questo gli Stati Uniti e il resto della comunità internazionale decideranno se intervenire militarmente o meno. Francia, Germania, Italia, nessuno sembra più avere dubbi. Il via libera del regime siriano agli ispettori dell’Onu è arrivato troppo tardi. Intanto Bashar Assad avverte gli Usa che un attacco sarebbe un fallimento, «come in tutte le precedenti guerre dal Vietnam a oggi». Mentre il suo vice ministro degli Esteri, Faisal Mikdad, fa sapere che Damasco si difenderà e un attacco minaccerebbe la pace mondiale. Avvertimenti agli Stati Uniti anche dalla Russia: l’attacco avrebbe «conseguenze estremamente pericolose e sottolinea che l’uso della forza senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu è una grave violazione del diritto internazionale». Londra e Turchia, invece, si dicono disponibili a un intervento anche senza mandato dell’Onu, i cui ispettore, ieri mattina, a damasco, sono stati letteralmente al centro del mirino. È stato proprio il portavoce dell’Onu, Martin Nesirky, a dare la notizia che un veicolo degli ispettori delle Nazioni unite era stato colpito da colpi d’arma da fuoco. Il mezzo sarebbe stato «deliberatamente raggiunto da diversi spari di cecchini non idenfiticati» , ha spiegato il portavoce , aggiungendo che l’incidente, senza feriti, è avvenuto nella zona cuscinetto tra l’area in mano ai ribelli e il territorio controllato dal governo. Il gruppo era partito dall’hotel di Damasco a bordo di sette suv blindati e giubbotti antiproiettili. Gli ispettori si stavano dirigendo verso il luogo del presunto attacco di mercoledì, dove sarebbe state usate armi chimiche. Circa un’ora prima che il team lasciasse l’hotel, diversi colpi di mortaio erano caduti a 700 metri dall'albergo e tre persone erano rimaste ferite. E sugli spari al convoglio Onu il governo di Damasco e i ribelli si scambiano accuse reciproche. «Il governo - come affermato dall’esecutivo siriano in una nota trasmessa dalla tv di Stato - ritiene responsabili dell’incidente, gang terroristiche», mentre un membro del consiglio locale di Moadamiyeh, Wassim al-Ahmad, appartenente al gruppo dei ribelli, parlando via Skype con Associated Press ha accusato dell'attacco una milizia pro governativa nota come «Comitati popolari». Proprio ieri il governo siriano aveva raggiunto un accordo con le Nazioni unite, in base al quale avrebbe dato già da oggi agli ispettori Onu l’ok all’accesso nella zona del presunto raid chimico per compiere verifiche. L’annuncio dell’intesa era però seguita da un commento negativo di Washington: una decisione «troppo tardiva per essere credibile», mentre il segretario agli Esteri britannico, William Hague, aveva affermato, in serata, che «le prove di un attacco con armi chimiche potrebbero già essere state distrutte». Intanto la comunità internazionale si interroga sui possibili passi da intraprendere. E mentre la stampa britannica, già ieri mattina, parlava di un attacco imminente di Londra e Washington, da Downing Street è arrivata una secca smentita: «Non è stata presa alcuna decisione su un’azione militare in Siria, né è stato fissato alcun programma in merito», ha detto un portavoce di David Cameron. Eppure, secondo indiscrezioni riportate dal Daily Mail, nel fine settimana ci sarebbe stato un colloquio telefonico di 40 minuti tra Obama e Cameron, durante il quale avrebbero discusso un piano da definire in 48 ore, mentrei comandanti della Royal Navy nella regione si starebbero preparando ad un possibile attacco missilistico entro 10 giorni. Ieri, poi, in serata, la nuova indiscrezione del Guardian secondo cui caccia inglesi sarebbero stati avvistati nei cieli ciprioti.
Kerry: pronti all’attacco militare in Siria
Il segretario di Stato Usa: «Abbiamo prove sull’uso di armi chimiche» Spari contro ispettori Onu. Il Guardian: caccia inglesi già a Cipro
