Ancora una donna uccisa. Non da uno sconosciuto, non durante una rapina. Ma dal marito, nel corso di una lite tra le pareti domestiche, che spesso si trasformano in una trappola, in un inferno familiare fatto di urla, percosse e sangue. È accaduto ieri a Beguda, un piccolo paese frazione di Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo. Maria Grazie Giummo, di 38 anni, è stata portata in ospedale in gravissime condizioni da Umberto Pantini. Anche lui era ferito. I medici hanno fatto il possibile per salvare la donna, ma il suo cuore ha smesso di battere a causa dei colpi ricevuti in testa, che avevano provocato lo sfondamento del cranio. Sembra che l’arma del delitto sia una bottiglia, che Pantini impugnava durante la lite e, a quanto pare, ambedue i coniugi avevano bevuto prima di cominciare a discutere. Sarà, comunque, l’autopsia a stabilire con certezza le cause della morte di Maria Grazia. Il marito, intanto, è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario. Ma anche se non hanno sempre conseguenze tragiche, com’è avvenuto nel Cuneense, sono ogni giorno numerosi gli episodi di maltrattamenti e violenze che hanno per vittime le donne. Sempre ieri, dopo due diverse segnalazioni in un solo giorno, un trentottenne residente a Melzo (Milano) è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. Avrebbe picchiato a calci e pugni la sua compagna, incinta all’ottavo mese, in due occasioni. Entrambe le volte davanti al figlio di 6 anni, avuto dalla donna in una precedente relazione. Già nell’ottobre 2012 l’uomo era stato querelato per percosse dalla convivente, con cui aveva appena iniziato una relazione. Lui disoccupato, lei casalinga, vivevano grazie all’aiuto dei parenti di lei. Ed è stata propria la sorella, nella tarda mattinata di ieri, a chiamare i carabinieri di Melzo, dopo aver sentito urla e trambusto mentre era al telefono con lei. Ai militari i due hanno ammesso solo un «breve litigio». Nel pomeriggio, però,nuove urla hanno richiamato l’attenzione dei vicini che hanno nuovamente chiamato i carabinieri. Per l’uomo, questa volta, considerate le aggravanti della gravidanza e della presenza del bambino e il precedente, è scattato l'arresto. La convivente ha avuto cinque giorni di prognosi. Un altro arresto è avvenuto a Verona. A finire in cella è stato un romeno di 42 anni, che aveva maltrattato la sua nuova compagna e la figlia di quest’ultima, «colpevoli» di averlo rimproverato di essere rimasto senza lavoro perchè sempre ubriaco e di sperperare i soldi che le donne guadagnavano con lavoretti saltuari. L’uomo ha picchiato e minacciato di morte le due, dicendo che le avrebbe buttate giù dal balcone di casa. La donna, per timore che potesse far male alla figlia ventenne, si è finalmente decisa a chiamare i carabinieri, che lo hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia e resistenza a un pubblico ufficiale. Anche in questo caso c’era un precedente. Il romeno già nel 2009 era stato arrestato dai carabinieri per aver picchiato la moglie sua connazionale. Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla sua ex moglie, infine, per un pugliese residente a Bologna che perseguitava la donna con 150 telefonate al giorno, 200 sms, appostamenti sotto casa e anche un paio di aggressioni: comportamenti che avevano indotto la donna a cambiare abitudini di vita, come entrare in casa dalla cantina, andare a dormire spesso da una sorella e cambiare strada per andare al lavoro.
Ammazza la moglie a colpi di bottiglia
Tragedia in provincia di Cuneo. Dopo la lite l’ha portata in ospedale Il marito fermato con l’accusa di omicidio volontario