Con buona pace di quei settori cattolici ultratradizionalisti che non vedono di buon occhio la mano tesa di Francesco ad ogni uomo, di qualsiasi razza o religione sia, il Papa ieri ha avuto ancora una volta parole di affetto e apertura al dialogo nei confronti dei musulmani. Dopo l’Angelus in piazza S. Pietro, il Pontefice ha rivolto un saluto «ai musulmani del mondo intero, nostri fratelli, che da poco hanno celebrato la conclusione del mese di Ramadan, dedicato in modo particolare al digiuno, alla preghiera e all’elemosina. Come ho scritto nel mio Messaggio per questa circostanza, auguro che cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni». Un’offerta di dialogo che il mondo islamico, almeno in Italia, sembra aver accolto con entusiasmo. «È importante che abbia voluto ribadire queste parole davanti ai fedeli riuniti all'Angelus» ha detto Hamza Piccardo, fra i fondatori dell’Unione delle Comunità islamiche d'Italia. È andato oltre Foad Aodi, presidente di Amsi (Associazione medici stranieri in Italia) e Comai (Comunità del mondo arabo in Italia), secondo il quale anche agli arabi servirebbe una personalità come Papa Francesco, che sappia «unire» e riportare «serenità». Aodi in questi giorni si trova nel suo villaggio natale vicino Tel Aviv. Raggiunto al telefono dall’Adnkronos, il palestinese racconta che in questi giorni di vacanza molti parenti e amici gli hanno chiesto del Papa, che viene molto «apprezzato». Dopo la rinuncia di Benedetto XVI, «speravo in un papa arabo» ha aggiunto ma ora il Papa «sta dando tutte le risposte che aspettavamo da anni, che vanno dritte al cuore. La svolta è stata chiara fin dall'inizio, ogni giorno viene confermata la semplicità, la grande umanità e disponibilità di Papa Francesco verso tutte le religioni e verso il mondo musulmano che aspettava da anni una svolta così forte». Il portavoce vaticano padre Lombardi ha anche riferito che il Papa segue «con attenzione e preoccupazione» la nuova ondata migratoria. «È uno degli aspetti su cui il Papa è sempre stato molto attento e presente» come dimostra la visita a Lampedusa, «e tragedie come quella avvenuta a Catania lo toccano profondamente». Nel suo breve discorso, il Pontefice, commentando il Vangelo della domenica, ha ricordato che «il cristiano è uno che porta dentro di sé un desiderio grande, profondo: quello di incontrarsi con il suo Signore insieme ai fratelli. E tutto questo che Gesù ci dice si riassume in un famoso detto di Gesù: "Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore"». Poi il Papa ha proposto due domande: «La prima: avete un cuore che desidera? O un cuore chiuso, un cuore addormentato, un cuore anestetizzato per le cose della vita? E la seconda: dov’è il tuo tesoro, quello che tu desideri? Qual è per te la realtà più importante, più preziosa, la realtà che attrae il cuore come una calamita? Cosa attrae il tuo cuore? Posso dire che è l’amore di Dio?». Un amore «che dà senso ai piccoli impegni quotidiani», anche quelli familiari e lavorativi «e aiuta anche ad affrontare le grandi prove. Questo è il vero tesoro dell’uomo». Un amore non generico ma che ha un nome e un volto, quello di Gesù.
Mano tesa ai musulmani «nostri fratelli»
DialogoSaluto del Papa al termine del Ramadan con l’invito a impegnarsi nel reciproco rispetto Commenti positivi nel mondo arabo. Padre Lombardi: «Il Pontefice toccato dalla tragedia di Catania»
