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«La riforma dello Ior erà già avviata»

Il cardinale Bertone ricorda che ha preceduto l’elezione di Papa Francesco In Vaticano cresce l’apprensione per la sorte di padre Dall’Oglio in Siria

Con due giorni di ritardo rispetto al previsto, il cardinale Bertone è arrivato ieri a Les Combes di Introd per trascorrere qualche giorno di vacanza. La località valdostana, sede di una casa dei salesiani, per diversi anni è stata scelta da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI per il loro riposo estivo. Ora, con Francesco che ha deciso di restare nella Casa Santa Marta, il loro posto è stato preso dal segretario di Stato. Che, appena arrivato, ha fatto una dichiarazione sullo Ior ricordando che la riforma era iniziata prima dell’avvento del nuovo Pontefice. Parole che a prima vista sembrano una sorta di autodifesa. Il principale collaboratore del Papa, infatti, su questo tema aveva avuto un «vivace» scambio di opinioni durante le congregazioni preconclave, in particolare con il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata. Ora Bertone rivendica l’avvio della riforma e ovviamente afferma di condividere la linea del Papa. Resta da vedere se l’esito dell’azione intrapresa da Francesco, che senza dubbio si baserà sul lavoro della Commissione referente nominata dal Pontefice e presieduta dal card. Farina, andrà nella direzione auspicata dal segretario di Stato o sarà molto più radicale. «Sono presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza - ha ricordato Bertone - e questo processo l'abbiamo iniziato già prima dell'arrivo di Papa Francesco, che ha preso delle decisioni precise con la sua caratteristica di concretezza, aderenza, approfondimento dei problemi». Il cardinale ha rimarcato «il vasto raggio di collaborazione» del Papa che ha scelto persone competenti in tutto il mondo «per il bene della Chiesa e per il bene della società». Secondo il porporato, «lo Ior è stata ed è una grande risorsa per la Chiesa» a patto che, come ha ribadito il Papa nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno da Rio, risponda a criteri «di onestà e trasparenza, come qualsiasi altra istituzione finanziaria umana». Intanto Francesco continua il suo lavoro. Il direttore della sala stampa, padre Lombardi, ha raccontato all’agenzia Sir che «non cambia le sue abitudini», però «cambia decisamente il ritmo dei suoi impegni quotidiani», regalandosi un po’ di riposo «di cui lui stesso è consapevole di avere effettivamente bisogno, in particolare dopo il viaggio in Brasile, che ha comportato un notevole dispendio di energie». Il Papa oggi si affaccerà dal palazzo apostolico per l’Angelus. La sua attenzione, ha detto padre Lombardi, è rivolta al futuro della Chiesa e a due aspetti fondamentali, missionarietà e sinodalità, in attesa di incontrare gli otto cardinali del «consiglio» incaricato di studiare la riforma della Curia. Nel frattempo, ha nominato il nuovo elemosiniere. È il polacco Konrad Krajewski, 49 anni, finora cerimoniere pontificio, elevato alla dignità arcivescovile. Sostituisce mons. Guido Pozzo, 61 anni, che dopo nove mesi torna al precedente incarico di segretario della pontificia commissione Ecclesia Dei, che tratta le questioni relative ai lefebvriani e in cui l’arcivescovo triestino è ritenuto particolarmente competente. Il compito dell’elemosiniere è quello di aiutare i bisognosi con atti concreti a nome del Pontefice: pagamento di affitti, bollette, cure sanitarie. Un’opera svolta da secoli nel silenzio e con grande discrezione alla quale Papa Francesco vuole dare nuovo impulso. Un’altra fonte di preoccupazione è la sorte di padre Dall’Oglio e più in generale la situazione della Siria. Ieri il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, card. Sandri, in un comunicato ha espresso vicinanza alla Compagnia di Gesù e ha ricordato «l’assoluto silenzio che pesa sulla sorte di due Vescovi e di due sacerdoti rapiti mesi fa, come quella di tanti altri, siriani e stranieri, nella medesima dolorosa condizione». Infine l’auspicio «perché cessi la guerra e sia restituita la pace all’amata Siria e a tutti i popoli del Medio Oriente». Secondo il sito Vatican Insider, il gesuita avrebbe detto ad alcuni amici di dare l’allarme se non si fosse fatto vivo entro venerdì. Padre Dall’Oglio potrebbe essere rimasto invischiato nella frattura tra la fazione curda e quella islamista degli oppositori di Assad. Ieri la Coalizione Nazionale Siriana ha manifestato «profonda preoccupazione per la scomparsa di padre Paolo», sollecitando «la divulgazione di qualunque informazione suscettibile di contribuire a stabilire dove si trovi e garantirne l'incolumità» e invitando «tutte le parti coinvolte nella sparizione a farsi immediatamente avanti e a rilasciarlo».

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