Un nuovo scandalo finanziario si abbatte su strutture ecclesiastiche. Come ha rivelato ieri il «Quotidiano della Calabria», nel santuario calabrese di S. Francesco di Paola si sarebbe verificato un ammanco milionario. «Non c’è una denuncia ufficiale, da quello che ci risulta. Avevamo saputo qualcosa in forma del tutto confidenziale» ha dichiarato all’Agi Bruno Giordano, procuratore di Paola sul «buco» scoperto dai frati Minimi del santuario cosentino. «Nel loro caso - spiega il magistrato - si deve muovere tutto l'apparato ecclesiastico, è una cosa complessa. Ma denunce, al momento, non ne abbiamo ricevute». Secondo la ricostruzuone del «Quotidiano», i fondi, frutto di donazioni da parte dei fedeli, potrebbero essere stati utilizzati per speculazioni finanziarie. I soldi dovevano essere destinati ai festeggiamenti per i 500 anni di San Francesco e l’ammanco sarebbe stato scoperto dal nuovo tesoriere del santuario a novembre, al momento del passaggio di consegne dal suo predecessore, padre Franco Russo, promosso assistente generale a Roma. Il religioso avrebbe semplicemente detto che le casse erano vuote, tra lo stupore dei confratelli, senza dare spiegazioni. Padre Rocco Benvenuto, co-rettore provinciale dell'ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, ha risposto brevemente ad alcune domande al telefono confermando che «la truffa esiste, ma le cifre citate (due milioni, ndr) non sono corrette, perché stiamo sotto il milione e mezzo di euro. È tutto fatto conto su conto, quindi esiste una perfetta tracciabilità, per questo non abbiamo ancora fatto denuncia - ha aggiunto - Si tratta di qualcuno che si è approfittato di un nostro confratello. Non intendiamo dire di più, al momento - dice ancora padre Rocco - in attesa di saperne anche noi di più». Poi, secondo quanto riferito dall’Agi, si lascia scappare un «ma non è questa la cosa più grave che è accaduta». Dunque mistero fitto mentre un altro capitolo giudiziario si è consumato ieri per una vicenda che coinvolge la diocesi di Terni, Narni e Amelia. Il Tribunale del Riesame di Perugia ha infatti concesso gli arresti domiciliari a Luca Galletti e Antonio Zitti, rispettivamente ex direttore tecnico della curia ternana e dirigente del Comune di Narni, arrestati il 17 luglio nell'ambito dell'inchiesta sulla compravendita del castello di San Girolamo a Narni. Confermati i domiciliari per il terzo indagato, Paolo Zappelli, ex economo diocesano. Secondo il Riesame non ci sono neppure i gravi indizi per il reato di associazione a delinquere. Il buco nelle casse della diocesi sarebbe di circa 23 milioni di euro. Dal 2 febbraio scorso la diocesi è retta da mons. Ernesto Vecchi, in qualità di amministratore apostolico, dopo la promozione di mons. Paglia, che ha guidato la Chiesa ternana dal 2000 al 2012, alla presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia.
Ammanco milionario nelle casse del santuario
Scoperto quando il tesoriere è stato promosso