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«La nuova emergenza è la violenza assistita»

«La violenza c’è sempre stata, è un fenomeno sommerso ed è in continuo aumento».Alessandra Palattella, psicoterapeuta di Telefono Rosa, non ha dubbi. Malgrado le parole, i buoni propositi e l’appare...

«La violenza c’è sempre stata, è un fenomeno sommerso ed è in continuo aumento». Alessandra Palattella, psicoterapeuta di Telefono Rosa, non ha dubbi. Malgrado le parole, i buoni propositi e l’apparente trionfo del politicamente corretto anche nei rapporti personali e intimi, il bruto è sempre al lavoro. Minaccia, perseguita, picchia e, in alcuni casi, uccide. Ma la tanto sbandierata eguaglianza fra uomo e donna è rimasta solo sulla carta? «Il livello paritario fra uomo e donna in realtà non esiste. Il primo ancora non tollera l’uguaglianza con l’altro sesso». I violenti, però, spesso non sono persone border line ma individui «normali». «Esatto. È un fenomeno sociale e culturale diffuso. E non patologico. La maggior parte degli uomini violenti non ha problemi psichici, né di alcol o di droga. L’obiettivo è sempre la donna che lui considera "sua", di sua proprietà. Per il resto il violento è perfettamente integrato nella società». Per quanto tempo si riesce a subire le violenze da parte del partner senza denunciare? «Da noi arrivano donne che subiscono violenze in media dai dieci ai vent’anni. Dopo si recano presso un centro, ma non sempre denunciano, anche se le denunce sono in evidente aumento». Perché ci mettono tanto? E perché non denunciano? «Si tratta di dinamiche ben precise. La motivazione più frequente è che lo fanno per non coinvolgere i figli. Ma poi, così, ci si trova di fronte a un’altra emergenza, quella della violenza assistita». Cioè? «I figli che sono testimoni di violenze imparano che è un elemento normale nelle relazioni affettive e, in un secondo tempo, la riproducono. Poi c’è la paura di ulteriori violenze o il timore della vittima che le vengano tolti i figli». Il partner violento come reagisce alla denuncia? «In alcuni casi molto male. Una volta l’uomo ha scoperto dove era il centro di accoglienza che ospitava la compagna ed è stato necessario l’intervento di cinque pattuglie della polizia». Che fare? «La violenza chiama il silenzio. La prima cosa da fare è non tacere e lasciarsi aiutare. Le cose stanno migliorando. Pensi che in sei mesi al 1522, il numero nazionale antiviolenza, sono arrivate oltre 36.600 chiamate. Servono, tuttavia, prevenzione ed educazione. E l’aumento dei fondi per creare nuovi centri d’accoglienza».

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