Attualità

L’Italia piange le 38 vittime del pullman

Il monsignore ha esortato le istituzioni a non abbandonare i parenti e ad evitare altre stragi

Resurrezione ed eternità. Usa la seconda lettera di San Paolo ai Corinzi e il Vangelo secondo Marco per abbracciare familiari e amici delle 38 vittime della tragedia del pullman precipitato a Monteforte Irpino. Il vescovo di Pozzuoli Gennaro Pascarella ha celebrato ieri mattina i funerali dei pellegrini morti nell’incidente stradale avvenuto domenca scorsa. Le sue parole sono risuonate nel Palazzetto dello Sport di Pozzuoli tra le lacrime dei quattromila presenti e tra i malori di chi non è riuscito a sopportare tanto dolore. Il monsignore non ha voluto soltanto usare parole di conforto per chi ha perso un parente o un amico nel volo di 30 metri dal viadotto dell’A/16, ma ha anche cercato di sensibilizzare le istituzioni chiedendo di fare il possibile per non lasciare da soli i familiari delle vittime, soprattutto quelli che non hanno più reddito, e di tentare di non far mai più capitare tragedie del genere. «Vi esorto tutti a pregare e a essere solidali soprattutto quanti si sono ritrovati senza sostegni economici. Non lasciamoli soli. La morte è come un taglio sul crudo della carne che provoca dolore indicibile, vogliamo aiutarli a portare questa dura croce con la nostra solidarietà». Il vescovo, durante la sua omelia davanti ai 38 feretri e di fronte a migliaia di presenti, ha voluto anche chiedere ai politici, locali e nazionali, di essere vicini ai parenti dei pellegrini morti nel pullman, «non solo ora, ma soprattutto quando i riflettori si saranno spenti». Non è stato semplice neanche per il vescovo celebrare i funerali, trovare le parole «giuste» per stare vicino a chi, anche in ginocchio accanto alle bare, piangeva il parente deceduto. Tanto da arrivare ad affermare che «di fronte a una tragedia in cui molte vite sono state spezzate, forte è lo sconcerto ed è difficile parlare, ogni parola può sembrare banale, fuori posto o formale, viene solo voglia di gridare il proprio dolore». Appena i 38 feretri hanno lasciato il Palazzetto dello Sport, un lungo applauso ha accompagnato la processione, tra urla di disperazione e presenti che cadevano in terra senza sensi. Quindici infatti gli interventi della Protezione civile e della Croce rossa per soccorrere chi si era sentito male. Mentre quattromila persone partecipavano ai funerali, la procura continuava ad acquisire elementi per far luce sulle cause dell’incidente stradale definito dalla polizia il peggior incidente stradale degli ultimi 60 anni. Sul fronte dell’inchiesta, la magistratura ha già iscritto sul registro degli indagati i primi nomi e ha ipotizzato i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Non è stato, invece, ancora celebrato il funerale dell’autista, Carmen Sementa, poiché dovrà essere effettuata prima l’autopsia. Intanto, Autostrade per l’Italia ha precisato che «le barriere laterali tipo "New Jersey" con mancorrente sono state concepite per ammortizzare al meglio gli urti delle autovetture, che costituiscono la stragrande maggioranza degli urti». Quella di ieri, comunque, non è stata soltanto una giornata di lutto nazionale per le 38 vittime, ma un’altra di incidenti stradali. A Como un autobus di linea è andato a schiantarsi contro un parapetto per evitare lo scontro con un’auto che era passata con il rosso: a bordo 12 passeggeri che hanno dovuto far ricorso alle cure mediche. In provincia di Teramo, invece, è morto un giovane alla guida di un tir, sfondando un parapetto per evitare un’auto ferma al buio.

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