Stanno bene, rivelano fonti ufficiose. Ma l’unica certezza è che sono stati fermati nel nord della Siria, vicino alla frontiera con la Turchia che avevano varcato martedì da Antiochia. C’è ansia per i quattro giornalisti italiani bloccati da giovedì nel nord del Paese sconvolto da una lunga guerra civile e per i quali la Rai ha chiesto il silenzio staVittimempa. «In linea con l'invito al massimo riserbo formulato dall'Unità di crisi della Farnesina a tutela dei connazionali coinvolti», si legge in una nota, la Rai «si appella alla sensibilità di tutti i giornalisti della carta stampata, delle radio delle televisioni e del web affinché venga mantenuto un responsabile silenzio stampa». Il pericolo, continua il documento, è che «notizie sommarie o imprecise potrebbero nuocere all’incolumità dei colleghi, nostra unica priorità». Tutta l’Italia è con il fiato sospeso per la sorte di Amedeo Ricucci, inviato Rai, Elio Colavolpe, fotografo, Andrea Vignali, documentarista, e Susan Dabbous, giornalista italo-siriana e collaboratrice del «Foglio» e di «Avvenire». Nella stessa zona dove i quattro sono stati bloccati, a gennaio era stato rapito il giornalista americano freelance James Foley. Secondo fonti giornalistiche siriane e straniere, i quattro si troverebbero nel villaggio di Yaqubiya, a nord di Idlib, nelle mani di ribelli che non fanno parte del Libero esercito siriano. I giornalisti erano impegnati da giorni in un reportage sperimentale dal titolo «Silenzio, si muore», un esperimento di giornalista partecipativo per il programma «La Storia siamo noi» e che prevedeva collegamenti quotidiani con un gruppo di ragazzi di una scuola di San Lazzaro di Savena, a Bologna. La Siria è il Paese più pericoloso per i reporter: secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti, nel solo 2012 sono stati uccisi 28 i reporter uccisi e 21 quelli rapiti, molti dei quali stranieri. «Ora, prima di tutto la salvezza dei reporter. Ma non spegnere l’attenzione sulle guerre, e riflettere di più sul lavoro dei cronisti testimoni e, tra essi, dei tanti precari in prima linea». È l’invito che viene da Franco Siddi, segretario della Fnsi. Siddi è d’accordo per il silenzio stampa, «eccezione speciale» per non offrire pretesti a chi ha bloccato i quattro. E ieri almeno cinque persone sono state uccise ad Aleppo, nel nord della Siria, da un attacco aereo condotto dalle forze del regime di Damasco. Lo fa sapere l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Il raid ha colpito il quartiere di Sheikh Maqsoud, dove i ribelli hanno conquistato intere zone lo scorso fine settimana dopo giorni di duri combattimenti con le truppe fedeli a Bashar Assad. Entrambe le parti coinvolte nel conflitto civile vogliono ottenere il controllo del distretto, che si trova in posizione strategica su una collina a nord della città ed è abitato in gran parte dalla minoranza curda.
I quattro giornalisti prigionieri di un gruppo ribelle autonomo
Stanno bene, rivelano fonti ufficiose. Ma l’unica certezza è che sono stati fermati nel nord della Siria, vicino alla frontiera con la Turchia che avevano varcato martedì da Antiochia. C’è ansia per...