Matteo Renzi ha giustamente definito allucinante la risoluzione dell'Unesco che ha negato il carattere anche ebraico dei luoghi santi di Gerusalemme Est, nella Città vecchia dove, peraltro, sorge anche il Muro del Pianto, il luogo di culto più caro agli ebrei di tutto il mondo. Peccato che questa presa di posizione del premier sia arrivata a 72 ore di distanza da un voto che ha visto l'Italia astenersi a sorpresa a differenza di altri alleati occidentali - Stati Uniti, Gran Bretagna o Germania giusto per fare degli esempi - che si sono schierati coerentemente contro la proposta. Meglio tardi che mai. Soprattutto se - agli occhi del premier - questa levata di scudi serve non solo a difendere un giusto principio, ma anche a ottenere un potenziale vantaggio elettorale in vista del cruciale referendum del 4 dicembre. I segnali da questo punto di vista sono inequivocabili: da settimane ormai Renzi gestisce i rapporti con gli enti sovranazionali con un'inedita violenza verbale. Ne ha fatto le spese prima l'Unione Europea, ora l'Onu. Un'escalation che mira a trasmettere l'immagine di un premier per nulla disposto a piegarsi ai diktat dell'estero in un momento in cui l'elettorato guarda con molto favore a chiunque si dimostri alternativo all'establishment. Basti vedere l'esito degli ultimi referendum tenutisi in Grecia e Gran Bretagna. Non solo: schierandosi platealmente con Israele, Renzi rompe un tabù storico per una certa sinistra assai più propensa ad ascoltare le ragioni palestinesi. Così facendo, il premier lancia un segnale a quell'elettorato di destra definito "decisivo per vincere il referendum". L'ultimo in ordine di tempo dopo l'annuncio dell'abolizione di Equitalia e la rivendicazione delle presunte somiglianze tra la riforma Boschi e il programma del Pdl nel 2013. Tutto legittimo: la politica in fondo è anche questo. Resta da chiedersi, però, perché un Renzi così disposto a schierarsi per il mantenimento dell'identità ebraica dei luoghi sacri di Gerusalemme Est si stia dimostrando inerte di fronte allo sradicamento dell'identità italiana in alcune zone dell'Alto Adige. E' una vicenda di portata ovviamente diversa, ma c'è chi dice che anche in questo caso dietro ci sia il referendum. La Svp, in cambio della cancellazione della lingua italiana dalla toponomastica locale (che sopravviverebbe solo in tedesco) avrebbe promesso il sì al referendum. Sarebbe bello se il premier smentisse questa lettura con la stessa determinazione con la quale ha difeso le ragioni di Israele.
Renzi pro-Israele. Per convinzione e per convenienza
