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Chiara Ferragni, Codacons all'assalto: la difesa "incredibile" di Balocco

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Perché il pandoro Balocco Pink Christmas by Chiara Ferragni finito nella bufera costava circa il 150 per cento in più rispetto a prodotti analoghi della ditta dolciaria? All'associazione di consumatori Codacons, che da settimane  tambureggia sul pandoro-gate, è arrivata una lettera dell'azienda che spiega il motivo. Comunicazione che non convince Codacons che fa sapere che la difesa "ha dell’incredibile". Andiamo con ordine. L’associazione dei consumatori ha avviato una azione inibitoria verso l’azienda dolciaria, finalizzata a far ottenere a tutti gli acquirenti del pandoro griffato Ferragni "il giusto risarcimento per i danni subiti". Oggi arriva la risposta della Balocco che, tramite i suoi legali, "fa sapere che la differenza di prezzo pari a 5,69 euro esistente tra il pandoro ’normale' Balocco (3,68 euro) e quello ’Pink Christmas’ (9,37 euro) sarebbe giustificata dall’impiego di ’elementi peculiari' quali il ’nastro di chiusura', il ’sacchetto contenente il pandoro ed il cartone espositore personalizzati con la grafica su licenza', nonché una ’bustina di polvere rosa ed uno stencil in cartoncino alimentare da utilizzare per la decorazione del pandoro'", spiega il Codacons.

 

Insomma, il dolce natalizio griffato costava di più per via della customizzazione e per elementi come lo zucchero colorato. La risposta non convince Codacons, chechiede ora alla Balocco "di fornire tutti i dettagli circa i maggiori costi sostenuti per lo zucchero a velo rosa, per la grafica diversificata, per il nastro di chiusura, così da capire se tali elementi possano giustificare un rincaro di prezzo al pubblico del +154%".

La difesa della Balocco è tuttavia più articolata e contesta "la tesi secondo cui i consumatori sarebbero stati condizionati all’acquisto dall’operazione di beneficenza associata al pandoro ’Pink Christmas’. Secondo la società ’né sulla confezione, né sul cartiglio, né tantomeno sul materiale espositivo erano presenti indicazioni relative alla destinazione di una percentuale del ricavato (o di un importo fisso) a favore della ricerca terapeutica'", scrive l'associazione che cita la lettera dell'azienda.

Anche qui, l'associazione ha da eccepire: "Balocco avrebbe quindi messo in commercio oltre 360mila pandori ignorando che il cartiglio riportava l’indicazione circa il fatto che la vendita del prodotto avrebbe sostenuto i bambini malati di cancro?", si domanda il Codacons che cita il provvedimento con cui l'Antitrust ha sanzionato Balocco e le aziende di Ferragni che puntava il dito anche sulle comunicazioni presenti sul prodotto. 

 

L'associazione si chiede anche perché l'azienda non abbia fatto nulla per la comunicazione social di Ferragni sulla beneficenza. La stoccata finale di Codacons, che viene definita una "chicca" nella difesa, riguarda l'affermazione secondo cui "la campagna natalizia 2022 avviata in collaborazione con Chiara Ferragni ’è stata deludente e ha prodotto una perdita in termini di marginalità’, motivo per cui nulla è dovuto ai consumatori. Non possiamo che prendere atto della decisione della Balocco di non voler separare le proprie responsabilità da quelle di Chiara Ferragni, e di farsi carico di tutti i comportamenti scorretti emersi nella vicenda del pandoro-gate - conclude dunque il Codacons - A questo punto agiremo formalmente verso l’azienda nelle opportune sedi civili e penali per far risarcire tutti gli utenti lesi dagli illeciti emersi", annuncia l'associazione. Insomma, Codacons non molla il pandoro-gate. 

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