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Inchiesta sugli appalti al Miur, spuntano nuove intercettazioni

Augusto Parboni
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«Io comincio a fare intanto la roba proprio invernale. La imbusto tutta e magari la porto al portiere da me e intanto se devo fare una fuga rapida so pronto». È una delle migliaia e migliaia di conversazioni intercettate dalla Finanza che ha portato avanti le indagini della procura di Roma sugli appalti al Ministero dell’Istruzione che hanno coinvolto, tra gli altri, l’ex direttore del dicastero Giovanna Boda e l’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco. La frase è stata registrata mentre parlavano due delle persone coinvolte nell’inchiesta sui presunti episodi corruttivi all’interno del Ministero di viale Trastevere. «Me ne vado, me ne vado - continua la conversazione - e speriamo...tanto con quei soldi». Di denaro si parla anche in un’altra conversazione intercettata dai finanzieri, stavolta tra l’imprenditore e l’ex dirigente che dopo aver saputo di essere stata indagata ha tentato il suicidio lanciandosi dalla finestra. «Guardami dimmi solo l’importo...Ti fai un anno sabbatico, però, ti posso dire una cosa? Te ne devi andà! lo ti faccio arrivare i soldi all’estero, ti faccio arrivà tutto. Non ti preoccupare però te ne devi andare». Dietro queste parole, secondo il magistrato titolare delle indagini, il sostituto procuratore Carlo Villani, ci sarebbero episodi corruttivi nei confronti dell’ex direttore del dicastero da parte dell’imprenditore per ottenere gare e appalti per milioni di euro per progetti scolastici.

A fornire riscontri agli investigatori durante le indagini, è stata anche un’altra indagata, Valentina Franco, stretta collaboratrice di Giovanna Boda, che, secondo la procura, avrebbe compiuto atti illeciti insieme agli altri indagati: la segretaria ha chiesto di poter patteggiare la pena. Nel voluminoso fascicolo d’inchiesta, ci sono molte telefonate dell’indagata intercettate, insieme agli interrogatori nei quali ha ricostruito le figure di altre persone colpite dalle indagini. In quello del 30 novembre 2021 ha spiegato il ruolo di due persone, una è un avvocato: «Collaboravano con Maria Elena Boschi nel periodo in cui era Ministro. Una curava i profili social della Boschi, l’altra era probabilmente consulente legale o amministrativa...in ogni caso entrambe erano parte dello staff della Boschi. Successivamente sono state assunte da Bianchi di Castelbianco e non so cosa facessero per 53mila euro lordi annui per le società dell’imprenditore. In ogni caso talvolta venivano al Miur per determinati eventi...la collaborazione al Miur per questi eventi avveniva nell’ambito del contratto stipulato da Bianchi di Castelbianco su richiesta di Boda». Secondo gli inquirenti, infatti, sarebbero state molte le persone che sono state assunte dall’imprenditore su richiesta dell’ex direttore del Ministero.

La Finanza ha sottolineato come i contratti di collaborazione e le assunzioni a tempo determinato «hanno determinato il pagamento di compensi per complessivi 671mila euro. Tali somme sono dazioni accordate a Boda e corrisposte a terzi da Bianchi di Castelbianco in cambio degli atti d’ufficio e contrari ai doveri di ufficio che la dirigente ha adottato per favorirlo». Dalla documentazione sequestrata alla collaboratrice di Giovanna Boda sono venuti alla luce anche «riferimenti agli acquisti di beni e servizi verosimilmente correlati a Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dal primo giugno 2018 al 5 settembre 2019», annotano gli investigatori. L’ex capo del dicastero, comunque, risulta completamente estraneo all’inchiesta. Il sistema illecito, secondo la procura, sarebbe stato quello di «emettere fatture per prestazioni mai effettuate allo scopo di fornire giustificazione contabile ai soldi che escono dalle società dell’imprenditore».

Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini a rischiare il processo sono 15 persone, tra le quali Boda e Bianchi di Castelbianco, e 4 società. Le contestazioni per l’ex capo dipartimento del ministero dell’Istruzione per le risorse umane e per l’imprenditore sono di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzioni, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Secondo l’accusa Boda, incaricata della realizzazione delle procedure per selezionare progetti scolastici, riceveva «indebitamente» «la dazione e la promessa delle somme di denaro e delle utilità per sé e per terzi per un totale di complessivi 3.201.933 euro per l’esercizio delle sue funzioni e/o dei suoi poteri nonché per il compimento di una pluralità di atti contrari ai doveri di ufficio» da Bianchi Di Castelbianco». Nell’atto di accusa i pm contestano a Boda anche di aver rivelato a Bianchi di Castelbianco «notizie d’ufficio che avrebbero dovuto rimanere segrete. In particolare, anticipava via e-mail» all’imprenditore «prima della sua pubblicazione, la bozza del bando per il finanziamento di progetti scolastici per il contrasto della povertà educativa, e invitava e lo faceva partecipare a riunioni tenutesi presso il Ministero nelle quali si doveva decidere la ripartizione dei finanziamenti alle scuole a valere sulla Legge n. 440/1997, demandando anche allo stesso imprenditore la decisione finale su tale suddivisione».
 

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