Sport

6000 insegnanti in arrivo

Sport nella scuola L’ennesima ripartenza

L'argomento è di quelli annosi, sepolto da una serie innumerevole di false partenze. È stato riproposto ieri nell'ambito di un annuncio che ha visto coinvolti al Foro Italico, a distanza di oltre un anno dalle proposizioni messe nero su bianco dalla ministra Giannini che assicuravano un'ora di attività settimanale per le classi dalla seconda alla quinta, il Coni e il Ministero dell'Istruzione. Oggetto, l'inserimento dell'educazione motoria nella scuola primaria secondo il quadro progettuale della «Buona Scuola». Stando alle dichiarazioni di Giovanni Malagò e del sottosegretario Davide Faraone, entrambi sicuri della bontà della legge recentemente approvata, della certezza di poterne sostenere gli indirizzi con investimenti finanziari certi e anche del convincimento che nel patto di stabilità lo sport nella scuola possa godere, se non di vere e proprie corsie preferenziali, di qualche attenzione in più, si tratta dell'avvio di «una sfida». La quale sfida conta su un finanziamento di quattro miliardi per l'edilizia scolastica e sulla prospettiva della presa in carico, al termine d'un ciclo triennale, con il completamento delle assunzioni a concorso, di seimila insegnanti di educazione fisica. Questo, sulla carta, fermi restando i problemi, pratici e culturali, di una realtà scolastica in cui la necessità di un iniziale apprendimento motorio nelle età più giovani e di un graduale, successivo avvio a pratiche sportive, è stato spesso considerato come impegno istituzionale secondario. Puntuale, sul tema, è stato l'intervento di Alessia Filippi, titolare di un numero invidiabile di affermazioni nelle piscine internazionali, quando ha sottolineato come sport e scuola, per esperienza diretta, siano realtà di difficile omologazione. Problema mai risolto, così come, ostacolo tutt'altro che marginale, quello che non tarderà ad emergere quando si tratterà di verificare l'effettiva capacità professionale dei laureati in scienze motorie dinanzi alla delicatezza degli impegni della scuola primaria e alla necessità di essere edotti in tecnica e didattica piuttosto che nell'approfondimento del management.

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