«Non si è trattato di un attacco terroristico». La polizia francese ha rassicurato fin da subito il pubblico che si stava per riversare a Parigi, sui Campi Elisi, per l’ultima tappa del Tour de France 2015. Verso le otto del mattino, infatti, in una capitale francese già transennata per il passaggio della Grand Boucle, si sono vissuti attimi di terrore quando la polizia ha aperto il fuoco contro un’autovettura che ha cercato di superare le barriere che delimitavano il percorso della corsa. Due persone, apparentemente non armate, sono riuscite ad allontanarsi dopo gli spari. Non è chiaro se le persone a bordo siano rimaste ferite, mentre tra gli agenti non ci sono feriti. L’attacco non era quindi contro il Tour de France: la polizia sta continuando ad indagare sul possibile movente che ha portato a questo incidente. La festa di Chris Froome non è stata quindi rovinata. Solo la tipica pioggia parigina ha bagnato la giornata del campione britannico, che ha portato a casa il suo secondo Tour de France. Negli ultimi anni, Froome è salito per ben tre volte sul podio della più importante corsa a tappe del mondo e due volte nella Vuelta. Corsa dove, probabilmente, lo rivedremo a fine agosto. Chissà se il corridore keniano naturalizzato britannico avrà voglia, un giorno, di cimentarsi anche nel Giro d’Italia? Attualmente l’ipotesi è esclusa, ma siamo sicuri che in futuro, quandos arà un po’ più libero da obblighi verso gli sponsor, potrà correre i nuovo quella corsa dalla quale fu espulso nel 2009 per essersi attaccato ad una macchina mentre affrontava una salita. Froome ha vinto un Tour de France dove ne ha passate di tutti i colori. Non tanto a livello sportivo quanto per il rispetto che tifosi dovrebbero nutrire verso di lui e che, purtroppo, non c’è mai stato. Il corridore del Team Sky ha subìto il lancio di un bicchiere di urina, i fischi, i gesti dell’ombrello e anche degli sputi da parte di persone piazzate a bordo strada. Non da ultimo, sabato l’ammiraglia della sua squadra è stata ricoperta di sputi. Un atteggiamento, quello del pubblico del Tour, che non corrisponde con il «bon ton» che, di solito, contraddistingue i tifosi del ciclismo. E’ anche vero che Froome non fa nulla per farsi amare; alcune sue dichiarazioni, poi, non riescono ad andare giù ai romantici del ciclismo, come quelle su Marco Pantani: «Non mi piace essere paragonato o accostato a certi corridori, avevano un altro modo di interpretare e di fare ciclismo. Io mi sento molto diverso da Pantani». E sull’attacco verbale nei confronti di Vincenzo Nibali, reo di aver accelerato nell’unico vero momento di difficoltà che Froome ha avuto durante il Tour, il britannico risponde: «Non ci siamo parlati, quello che dovevo dire l'ho detto. Posso aggiungere che per me conta il rispetto: non si attacca una maglia gialla su caduta o incidente meccanico». La tappa di Parigi è stata vinta da Andreè Greipel: il corridore tedesco ha conquistato la sua quarta tappa in questo Tour. «È stato difficile fare di più - ha affermato Vincenzo Nibali al termine della corsa - ho tenuto duro anche se la tentazione di andare a casa è stata forte. Ho stretto i denti e ho vinto una bella tappa». Per lui è arrivato anche un messaggio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che si è voluto complimentare per la tenacia.
Tour, finale con "giallo"
Un’auto sfonda le transenne a Parigi, la polizia fa fuoco Poi il sollievo: non era un attentato. E Froome trionfa
