Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. A Città del Messico vince Verstappen, ma il bolognese scrive una pagina di storia del motorsport italiano e in generale del Circus, dopo aver già ritoccato una sfilza di record di precocità. Diventa il più giovane iridato di sempre a 20 anni, 2 mesi e 7 giorni, scenario incredibile a inizio anno, quando tutti ponevano l’attenzione su come il 20enne emiliano avrebbe maneggiato la monoposto più forte. Risposta: egregiamente, perché la forza della Mercedes si è confermata dirompente, ma la capacità di Antonelli nel gestirla è stata ancora maggiore.
Molto meglio del più esperto compagno Russell, grazie a una pulizia di guida invidiabile e a un atteggiamento da veterano. Più delle vittorie, infatti, sorprende la maturità con cui Kimi ha affrontato ogni momento della stagione, abbinando al feeling con la vettura una lucidità straordinaria. Se da un lato del box Russell si è incartato gara dopo gara, tra errori individuali e problemi tecnici che ne hanno minato la fiducia, Antonelli ha gestito al meglio ogni situazione critica, portando sempre a casa il miglior risultato possibile. L’incredibile vittoria in rimonta a Monza lo ha consacrato definitivamente, dopo la cinquina consecutiva di inizio stagione con cui ha accelerato verso il successo.
Un filotto con cui ha iniziato a ricalcare le orme di Ascari, di cui Antonelli raccoglie il testimone, riportando il titolo in Italia a 73 anni dall’ultima volta. Non c’era ancora la diretta televisiva, tra le altre cose, a riprova di quanto sia grande l’impresa a cui ci troviamo ad assistere.
Anche Kimi in qualche modo è sfuggito alle telecamere per buona parte della gara messicana. Obiettivi tutti per la Ferrari fin dal via: nel bene, per lo scatto bruciante di entrambe le rosse già in testa alla prima curva, ma soprattutto nel male per la manovra fratricida in curva 4 tra Leclerc e Hamilton. La lotta li porta fuori dalla pista, con Lewis che rientra nel tracciato e Charles che taglia per il prato e scatta in testa. L’inglese, furibondo, scivola dietro anche a Verstappen che reclama la posizione di Leclerc.
Arrivano 5 di penalità, sanzione tutto sommato mite potendo restare in testa al gruppo sfruttando l’aria pulita, cercando di martellare giri da qualifica per poter scontare la penalità al cambio gomme senza perdere la posizione. Quasi riesce nell’impresa, ma al giro 28 la Red Bull gioca d’astuzia, Verstappen lo marca stretto al cambio gomme e passa avanti per una manciata di decimi di secondo.
Con Hamilton virtualmente terzo e Russell lontano per la penalità di 10 rimediata in un contatto con Hadjar, Antonelli si mette al comando e ritarda la sosta fino al giro 43, gestendo in maniera eccellente la gomma morbida. Sfortuna vuole che venga esposta la bandiera rossa (spaventoso cedimento della sospensione sinistra in rettilineo per Bottas su Cadillac) pochi secondi dopo il suo cambio gomme, vanificando un jolly prezioso. Si riparte in griglia dove Leclerc scatta male e rovina le gomme fino alle tele, Hamilton si mette invano a caccia di Verstappen e Antonelli guadagna il podio, dove può festeggiare al fianco di due campioni del mondo. Due campioni come lui.
