Nella capitale di un Paese in cui, calcio a parte, il primo sport per numero di tesserati è la pallavolo ci si aspetterebbe di trovare almeno una squadra nelle serie di vertice. Viceversa, nei campionati di A1 e A2, di Roma non c'è traccia. Non più. Quello tra il volley e il Colosseo è un rapporto travagliato. Di tentativi ne sono stati fatti. Ma tutti hanno finito per essere presenze fragili. Problema numero uno: gli impianti. Il PalaTiziano è piccolo ed ha il difetto di essere uno per tante discipline; il PalaEur, che pure entusiasma con le nazionali, è difficile da riempire e ha costi elevatissimi. Inconveniente secondo, gli sponsor, piuttosto timidi. Alle istituzioni più di tanto non si può chiedere. Un cocktail micidiale. Le ultime esperienze stanno lì a dimostrarlo. Nel 1996 appare la Auselda Aed Roma, maschile. Un'avventura che, sotto la presidentza di Francesco Becchetti e con Giampaolo Montali in panchina, porta all'entusiasmante scudetto del 1999/2000. Nemmeno il tempo di festeggiare che nel 2001 si chiude. Passanno 5 anni ed è il turno di Massimo Mezzaroma. Grandi progetti, buoni risultati, dopo 2 stagioni di purgatorio in A2 (autoimposto) arriva la resa. È il 2011. Alle signorine non va meglio. La storica Roma pallavolo tiene botta, in A2 fino al 2009. Poi l'esperienza della Virtus Roma che si apre nel 2005 per chiudersi in meno di tre anni. Il patron? Lo stesso Claudio Toti appena costretto ad «abdicare» con un'altra Virtus, sotto canestro.
L’allarme inascoltato della pallavolo
Paolo Avesani Nella capitale di un Paese in cui, calcio a parte, il primo sport per numero di tesserati è la pallavolo ci si aspetterebbe di trovare almeno una squadra nelle serie di vertice....
