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Moggi non diffamò Facchetti

Assolto l'ex dg bianconero accusato dall'ex presidente dell'Inter

Assolto perché il fatto non costituisce reato. Dopo la prescrizione nel processo Calciopoli per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, Luciano Moggi, ex ad della Juventus, esce immacolato dall’ipotesi di aver diffamato l’ex presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti, morto nel 2006. Il processo è stato avviato dopo la denuncia del figlio dell’ex «bandiera» nerazzurra, Gianfelice, basata su quanto Moggi ha affermato nel corso di una trasmissione televisiva, «Notti Magiche», andata in onda nel 2010. In quell’occasione, infatti, il «simbolo nero» di Calciopoli si è rivolto all’allora capitano dell’Inter, Javier Zanetti, sostenendo che dal processo di Napoli sarebbero emerse «le telefonate del tuo ex presidente che riguardano le griglie e la richiesta ad un arbitro di vincere la partita di Coppa Italia con il Cagliari, e l'arbitro era Bertini». E poi «le telefonate intercettate sue, le telefonate di Moratti e la telefonata di imbarazzo di Bertini, i pedinamenti, le intercettazioni illegali e anche i passaporti falsi». Dichiarazione che secondo il titolare della pubblica accusa, Elio Ramondini, lasciavano «falsamente intendere che lo stesso Facchetti avesse commesso quei reati quali quelli da lui (Moggi, ndr) commessi». Il magistrato ha chiesto una condanna a 10mila euro di multa. Respinta. «Per me è una giornata normale - ha commentato a caldo Moggi - il problema di fondo non è la vittoria di oggi ma che noi non abbiamo mai fatto ciò che hanno fatto gli altri». Ora l’ex dg bianconero vuole essere riabilitato: «Presenterò certamente l'istanza per farmi togliere la radiazione. Aspetto le motivazioni e vado con calma poi presenterò ciò che c'è da presentare. Devono confrontare il comportamento mio e di Giraudo con quello che dal 2006 ad oggi si è visto nel calcio italiano. Queste cose ce le devono fare capire perché non le ho capite. O meglio, le ho capite anche oggi». Dietro il nome di Giacinto Facchetti, negli anni di Calciopoli, si è dipanata una matassa piuttosto misteriosa. Tre anni Massimo De Santis, indicato come principale arbitro assoldato dalla «spectre» di Moggi, ha accusato l’Inter di essere «spiato illegalmente attraverso l'arbitro Nucini e con l'investigatore privato Cipriani, amico di Tavaroli».

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