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La rivolta dei marciatori contro Schwazer

di Augusto Frasca Si avvia al traguardo dei tre anni la vicenda che ha protagonista l'olimpionico di marcia Alex Schwazer, vincitore nel 2008 a Pechino, colto in flagranza di doping nel luglio del...

Si avvia al traguardo dei tre anni la vicenda che ha protagonista l'olimpionico di marcia Alex Schwazer, vincitore nel 2008 a Pechino, colto in flagranza di doping nel luglio del 2012 alla vigilia dei Giochi di Londra, squalificato nell'aprile successivo fino al gennaio 2016, colpito da un allungamento della pena con altri sei mesi di sospensione, ridotti a tre, fino al 29 aprile 2016, per «collaborazione», un termine che assimila sciaguratamente il mondo dello sport a comportamenti soliti ravvisarsi in ambienti tra i meno commendevoli della giustizia ordinaria. L'aggravarsi della squalifica traeva origine dall'essersi l'atleta sottratto ad un controllo effettuato il 30 luglio 2012 ad Oberstdorf, in Baviera. In quella circostanza, Schwazer coinvolse pesantemente nella pratica elusiva Caroline Kostner, all'epoca sua fidanzata, penalizzata con un anno e quattro mesi di sospensione dall'attività. Il 27 marzo scorso, dinanzi alla procura di Bolzano, coinvolgendo persone ed ambienti, l'atleta altoatesino ha aggiornato la propria posizione dichiarando di aver assunto prodotti proibiti fin dall'estate del 2011. Convocata per domattina, la Procura del Coni si esprimerà sull'ennesima versione fornita dall'olimpionico. Dopo i pareri della Federazione internazionale di atletica e dell'Agenzia mondiale antidoping, spetterà al Tribunale nazionale antidoping del Coni fissare gli estremi della sospensione definitiva. Dal suo canto, in vista dei Giochi di Rio de Janeiro, la Federazione italiana ha fissato al 30 ottobre 2015, molto prima dunque della scadenza della squalifica, il termine utile per la qualificazione olimpica. A complicare un percorso segnato da recidività nell'uso di doping, nell'alterazione dei fatti e in esternazioni della cui attendibilità sarà la sede processuale ordinaria a pronunciarsi, si è aggiunta, di recente, la presenza ufficiale di Schwazer a Vivicittà, evento organizzato dall'Uisp con l'egida della Fidal e con l'imbarazzante siparietto, che più d'uno ha inteso come una sorta di incauto viatico liberatorio, della stretta di mani tra l'atleta plurisqualificato e il presidente del Coni Malagò. Dinanzi all'episodio, le reazioni più pesanti sono pervenute da ambienti dell'atletica, in specie dal mondo della marcia, che ha fatto terra bruciata attorno all'olimpionico con la convinzione che il collega, più che un purgatorio riparatore, meriti l'irreversibilità di un inferno. Tra gli esposti, quello di Nicola Casini, azzurro nel 1993, che dalla residenza di Parigi ha trasmesso una nota ufficiale alla Procura antidoping del Coni invitandola ad accertare l'esistenza di nuove violazioni alle norme sportive.

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