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Wierer da sogno: "Volevo smettere, ora non mi fermo più"

L'altoatesina, bronzo olimpico a Sochi e quinta quest'anno in Coppa del mondo, da domani in gara ad Anterselva

Talento, tecnica, grinta e, come se non bastasse, bellezza disarmante. Questi gli ingredienti della ricetta vincente che porta il nome di Dorothea Wierer, nuova stella degli sport invernali italiani. Insieme a Karin Oberhofer, Nicole Gontier e la giovanissima Lisa Vittozi, Dorothea è protagonista del miglior momento della storia del biathlon azzurro. Bronzo olimpico nella staffetta mista a Sochi 2014, la Wierer ha iniziato in maniera strabiliante la nuova stagione che l’ha vista più volte salire sul podio, anche se il gradino più alto è ancora (ma probabilmente non per molto) un taboo. Nata a Rasun Anterselva il 3 aprile 1990, dopo le prime cinque tappe stagionali (su nove complessive) Dorothea è 5ª nella classifica generale ed ora è pronta ad affrontare la tappa di casa di Coppa del Mondo (si parte giovedì con la sprint maschile, le donne in gara da venerdì). Che possa arrivare tra le «nevi amiche», come accaduto lo scorso anno per Lukas Hofer, il primo successo in carriera?     Quando nasce e come si sviluppa la passione per il biathlon? «Ad Anterselva tutti praticano il biathlon, che è lo sport numero uno nella valle. Io ho iniziato nel 2000 a 10 anni, mi sono subito divertita e pian piano, grazie al fondamentale supporto delle Fiamme Gialle, è diventata la mia vita. Quando ho capito che sarei potuta diventare competitiva? Ai Mondiali Juniores nei quali ottenni parecchi successi. Lì ho pensato: “Il biathlon sarà il mio futuro”».     Il biathlon professionistico è sempre stato il futuro da inseguire o ci sono stati ripensamenti? «Assolutamente no. Non so quante volte ho pensato di smettere. Nei periodi in cui i risultati non arrivavano riflettevo: “Chi me lo fa fare? Perché continuare?”. Ma alla fine ho sempre reagito tornando ad allenarmi e inseguendo quei risultati che sono finalmente giunti».     È un momento fantastico per il biathlon italiano, soprattutto al femminile, e la gente si sta appassionando sempre di più… «È una discplina affascinante e mai monotona, perché ogni giorno può esserci un vincitore diverso, è il bello del biathlon. Noto anche io una maggiore attenzione nei nostri confronti. Prima mi chiedevano: “Biathlon? E che cos’è, una specie di Triathlon?”. Adesso invece le cose stanno cambiando. Il nostro momento? Stiamo andando tutte molte bene. Il segreto può essere spiegato in due punti. Da una parte uno staff preparatissimo che da anni lavora al meglio, dall’altra tanta passione e tanto cuore di noi atlete. È importante anche che i buoni risultati arrivino da tutte noi, così da creare una sorta di traino continuo e motivazione superiori alla media».     Ora Anterselva, poi a marzo sono in programma i Mondiali di Kontiolahti, in Finlandia: l’obiettivo principale è vincere il primo alloro? «No, il mio obiettivo, dopo stagioni di alti e bassi, è riuscire a trovare una continuità di risultati importante. Voglio rimanere sempre competitiva in ogni gara, l’eventuale vittoria sarà una semplice, e ovviamente bellissima, conseguenza».     Il biathlon è un mix di prestazione atletica e precisione al tiro, nel quale è molto importante una forte solidità mentale. Niccolò Campriani, campione olimpico di tiro a segno, ha scritto il libro “Ricordati di dimenticare la paura”... «Non ho ancora letto il libro ma conosco la sua storia e già dal titolo non posso che essere d’accordo. L’ideal sarebbe arrivare al poligono e liberare la mente lasciando spazio agli automatismi che si acquisiscono in allenamento. Ovviamente non sempre può essere così, ma le sessioni di allenamento sono incentrate anche nell’imparare a centrare l’ultimo bersaglio».     Per chiudere, qual è la domanda che più spesso si ripete nelle tante interviste che stai “affrontando”? «Mi chiedono tutti come ho iniziato a praticare il biathlon…»     Allora la cancelliamo? «Ma no, ovviamente mi fa piacere poter parlare del nostro sport, divulgarlo e renderlo sempre più conosciuto al grande pubblico».

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