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I centri sportivi aziendali compiono sessant’anni

Enrico Tonali «È il mondo a cui maggiormente lo sport si deve agganciare e con il quale creare sinergie». Giovanni Malagò, presidente del Coni ma un passato di dirigente d’azienda, ha chiuso ieri...

«È il mondo a cui maggiormente lo sport si deve agganciare e con il quale creare sinergie». Giovanni Malagò, presidente del Coni ma un passato di dirigente d’azienda, ha chiuso ieri nel Salone d’Onore del Foro Italico la festa per i 60 anni dello Csain, i Centri Sportivi Aziendali Industriali, che nel 2015 affronteranno un importante impegno internazionale, i XX European Company Sport Games di Riccione in giugno, per i quali è intervenuto il presidente continentale Didier Besseyre. «Abbiamo un passato nobile, possiamo guardare al futuro con serenità», ha anticipato Giacomo Crosa, olimpico di salto in alto a Città del Messico 1968, giornalista tv di Mediaset e anche uno dei presidenti onorari Csain. Creati nel 1954 - in pieno rilancio industriale dell’Italia dopo la guerra - i Centri Sportivi Aziendali hanno oggi oltre 9 mila società affiliate, di cui 4.200 iscritte al Coni, con un bacino di mezzo milione di tesserati, 76 discipline sportive praticate, 27 mila dirigenti e 18 mila tecnici. Testimonial della festosa cerimonia è stata Paola Pigni, indimenticabile fondista e mezzofondista tra gli Anni Sessanta e Settanta, pure lei azzurra ai Giochi in Messico e che sarà presente anche a Riccione per la manifestazione europea alla quale sono già iscritte 22 Nazioni. «Siamo orgogliosi di far parte dello sport internazionale», ha confermato il presidente Csain Luigi Fortuna, il quale ha annunciato l’inserimento - sarà la prima volta - di atleti disabili in questa competizione, alla quale la città adriatica si sta preparando con cura, come ha assicurato il sindaco Renata Tosi. A questi sportivi meno fortunati fisicamente ma notevolmente motivati è andato l’augurio di Luca Pancalli, presidente dei paralimpici, che ha mutuato da una delle più note sollecitazioni di Papa Francesco: «Non fatevi rubare la speranza».

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