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«Ci chiamarono per una lite»

Un poliziotto intervenuto per la morte del Pirata: «I carabinieri ci segnalarono una colluttazione nel residence»

La polizia che arrivò la sera del 14 febbraio 2004 al residence Le Rose di Rimini, dove scoprirà il corpo senza vita di Marco Pantani, era stata chiamata «per una lite». Questo il contenuto della segnalazione girata alla polizia dai carabinieri che raccolsero la richiesta di aiuto dell’hotel, almeno secondo la testimonianza giurata di uno degli agenti intervenuti quella sera. L’uomo, le cui parole sono state raccolte nell’ambito dell’indagine del legale della famiglia Pantani, Antonio De Rensis, il cui esposto ha fatto riaprire il caso con l’ipotesi di omicidio volontario, sostiene che la segnalazione girata dai militari la sera del 14 febbraio 2004 si riferiva a «una lite». Una circostanza singolare che, come altri elementi che caratterizzano le ultime ore su questa terra di Pantani, solleva interrogativi. A partire da come possa essere scaturita la segnalazione di una colluttazione, se dalla chiamata del personale del residence o da una deduzione del carabiniere che ha raccolto la telefonata. Nella prima ipotesi, perché segnalare una lite quando era stato trovato un cadavere, e non uno qualsiasi, ma quello di un campione come Pantani? Anche perché la porta del bilocale dov’è stato trovato il Pirata era chiusa dall’interno. Il personale del residence ha dovuto usare un passepartout e l’ingresso era ostruito da diversi oggetti. Circostanze che durante il processo ai pusher del Pirata per morte in seguito ad altro reato - lo spaccio di stupefacenti - furono ritenuti sufficienti per escludere la presenza di altre persone. Il corpo senza vita di Pantani venne scoperto intorno alle 21 dopo che il campione non rispondeva da ore alle chiamate della reception. Secondo le prime due perizie - quella di Giuseppe Fortuni, il medico che fece l’autopsia, e quella di Francesco Maria Avato contenuta nell’esposto - Pantani era morto tra le 10.45 e le 12.30. Il legale della famiglia Pantani inoltre ha depositato una perizia sul video della polizia che documenta - anche se con corposi tagli - l’intervento degli agenti. Nelle stesse ore Moreno Maresi, legale di cinque poliziotti della mobile di Rimini intervenuti quella sera, stava visionando articoli e trasmissioni per valutare azioni legali contro la «gogna mediatica» di cui gli agenti pensano di essere vittima.

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