Roma torna a cullare il sogno olimpico. Dopo la beffa subìta a Losanna nel 1997 per l’edizione del 2004 - per la quale il Cio scelse Atene per «compensare» lo sgarbo perpetrato ai danni della capitale ellenica per l’edizione del centenario del 1996 andata ad Atlanta - e il sogno 2020 svanito ancra prima di cominciare per il «niet» del premier Mario Monti motivato con la precaria situazione dei conti pubblici, a rilanciare la candidatura a cinque cerchi della Città Eterna è il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il 15 dicembre - spiega il premier - «sarà un giorno importante, lo ha già annunciato il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Noi stiamo lavorando di sponda con il Coni e il 15 dicembre sarò insieme a Malagò alla premiazione degli atleti italiani che hanno fatto grandi risultati nel 2014 e, in quella sede, racconteremo anche qualche sogno che abbiamo nel cassetto. A me - prosegue Renzi - colpì molto quando Monti disse "non facciamo le Olimpiadi perché è un progetto troppo grande per l’Italia". Io invece dico che non c’è nessun progetto troppo grande per l’Italia, semmai, talvolta, sono i nostri sogni ad essersi rimpiccioliti. Se riusciamo a fare la riforma del Fisco e della Pubblica amministrazione le Olimpiadi le facciamo sotto gamba». Ma se Giovanni Malagò plaude all’uscita pubblica del premier («le sue frasi ci rendono felici») e il sindaco Ignazio Marino sottolinea che «la Capitale sarebbe orgogliosa di ospitare i Giochi, condivido le parole di Renzi e se saremo in corsa sarà con ambizione e sobrietà», il tema diventa subito terreno di scontro politico. La bocciatura arriva dalla Lega Nord e dal suo segretario, Matteo Salvini: «Renzi è un uomo pericoloso. Abbiamo ancora le cattedrali nel deserto per le olimpiadi invernali a Torino e i debiti per i Mondiali di nuoto di Roma...». A favore di Roma ci sono però le novità sulla valutazione delle candidature che l’assemblea del Cio dovrebbe approvare l’8 e il 9 dicembre a Montecarlo. Il processo di candidatura sarà meno rigido dell’attuale dato che la nuova parola d’ordine indicata dal presidente del Cio, Thomas Bach, è sostenibilità. Le città candidate dovranno indicare le proprie caratteristiche peculiari dal punto di vista economico, infrastrutturale e sociale, potranno proporre partnership con altre città anche di nazioni confinanti per specifiche discipline. Il Paese ospitante poi potrà essere aiutato finanziariamente dal Cio. Se i costi erano stati la principale remora per la rinuncia alla corsa 2020, il nuovo corso del Cio sembra mettere competitiva l’Italia. Malagò crede molto nelle chance di Roma e da mesi sta lavorando per ottenere sia l’appoggio del governo sia adeguate sponde al Cio. La sfida non è impossibile: la copertura finanziaria sarebbe garantita anche dai fondi per il Giubileo 2025 e l’accoppiata Olimpiadi-Anno Santo è un’occasione irripetibile. Inoltre, i Giochi 2016 si terranno in Sud America a Rio de Janeiro e quelli 2020 in Asia a Tokyo: il ritorno della fiaccola in Europa è plausibile. Il traguardo è tra dieci anni, ma la corsa alle Olimpiadi 2024 comincia l’anno prossimo, con la presentazione delle candidature, e il verdetto del Cio è atteso per il 2017. Il dossier di Roma è sostanzialmente pronto: quello già preparato per la candidatura poi abortita per il 2020 andrà aggiornato e migliorato, ma la base c’è. In ottica olimpica rientrano le imminenti dimissioni da assessore allo Sport di Luca Pancalli. Malagò lo ha chiamato proponendogli un ruolo di primissimo piano nel Comitato propomotore. Si parla di una vicepresidenza esecutiva, con un presidente di spessore e di grido, alla Montezemolo per intenderci. Tra le possibili sfidanti di Roma figurano Berlino e Amburgo (Germania); le statunitensi Boston, Los Angeles, San Francisco, Washington; Parigi (Francia), Istanbul (Turchia), San Pietroburgo (Russia), Casablanca (Marocco), Durban (Sudafrica), Nairobi (Kenya), Doha (Qatar).
Olimpiadi, Renzi lancia Roma 2024
Il premier: il 15 dicembre insieme a Malagò presenteremo il nostro sogno. La Capitale si prepara LEGGI ANCHE Un binario unico tra sport e politica
