Una festicciola di congedo, prima di riconsegnare il calcio al campionato e farlo tornare ai livelli di interesse autentico che gli appartengono. Marassi gremito dagli albanesi, i veri protagonisti della serata benefica. Tanti esordienti per Conte, non demeritano, molti fanno meglio di qualche titolare svogliato come Bonucci terrorizzato da Cikalleshi, suo un palo clamoroso. Clima amichevole, perfino cordiale, nonostante le urla di Conte. Tanti cambi, zero indicazioni. Ci sono voluti dieci giorni di convivenza forzata perché tuttto il mondo prendesse atto di una realtà elementare, che agli osservatori più attenti non era sfuggita. Mario Balotelli è stato il classico specchietto per le allodole, qualche giorno di semivacanza in Italia prima di tornarsene a casa sua, in Inghilterra. Ma intanto, per riportare l'attenzione sulla Nazionale e sull'assenza di ricambi nel nostro calcio in rovina, c'era voluta la lezione che la Croazia ha impartito agli Azzurri, nella serata milanese resa allucinante dalle imprese dei teppisti ospiti. Poco da salvare, troppo modeste le prospettive, Conte deve trovare qualcosa di meglio degli appelli ai suoi giocatori ad accentuare le proteste con l'arbitro, purtroppo in campo non c'era la Juventus. Ci si domanda se basteranno quattro mesi per affrontare le gare di primavera senza dover tremare per una qualificazione non più così al sicuro, dopo il risveglio della Norvegia. Consoliamoci con gli inediti punticini festeggiati a champagne da San Marino e dalla Malta di Pietro Ghedin.
L’osservatorio di Gianfranco Giubilo
Conte deve risolvere ancora tanti problemi