C’è una nuova inchiesta su Marco Pantani ma stavolta non riguarda la morte del campione, sulla quale la Procura di Rimini sta indagando per omicidio volontario. Un’indagine che vede al centro la camorra, le scommesse clandestine sul ciclismo, provette truccate e un testimone d’eccezione come il boss della malavita Renato Vallanzasca, il «bel Renè», che sarà ascoltato a breve. Elementi nuovi, a quanto si è appreso prove orali, hanno portato alla riapertura da parte della Procura di Forlì del fascicolo riguardante la clamorosa esclusione dal Giro d’Italia subita dal Pirata il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio per i valori di ematocrito nel sangue oltre il limite (51,9 invece di 50). L’indagine, coordinata dal procuratore capo Carlo Sottani e dal sostituto Lucia Spirito, contiene le stesse ipotesi di reato di un fascicolo già archiviato - associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva - e prende spunto dalle dichiarazioni della famiglia del campione scomparso. Tra queste le minacce ricevute da Vittorio Savini, "tutor" e capotifoso del campione, intervistato in questa pagina. Ma anche quanto scritto in passato dal boss della malavita Renato Vallanzasca in un libro autobiografico e, in una lettera, a Tonina Pantani, madre di Marco, sul fatto di essere stato avvicinato in carcere da un camorrista che gli avrebbe fatto una confidenza "pesante". L’uomo - che gli inquirenti potrebbero aver identificato - gli avrebbe detto che la camorra gestiva il giro delle scommesse clandestino e aveva accettato troppe giocate sulla ormai probabile vittoria al Giro di Pantani, rischiando così di far «saltare il banco». Pertanto, «il pelatino non sarebbe arrivato a Milano», le parole riportate da Vallanzasca che avrebbe ricevuto il consiglio - un omaggio a una star del crimine - di puntare forte, «qualche milione», su altri corridori perché la camorra avrebbe trovato il modo di scongiurare il successo del campione. Secondo la nuova indagine investigativa la minaccia si sarebbe concretizzata nella manomissione degli esami a Madonna di Campiglio. Medici e persone vicine a Pantani avrebbe detto ai magistrati di Forlì delle presunte anomalie di quel giorno, come l’insistenza del medico nel far esaminare la provetta al campione per evitare «contestazioni». Poi c’è l’andamento dei valori dell’ematocrito che il giorno prima e quello successivo al test risultò nella norma (49). L’ipotesi delle persone vicine al Pirata è che la provetta sia stata "riscaldata" per alterare il risultato. In realtà, molti esperti escludono che un aumento di temperatura possa influire sul valore (aumenterebbe il volume dei globuli rossi, ma anche del plasma). A differenza dell’ipotesi, più laboriosa da attuare, di un sangue «deplasmato» ad arte.
Pantani vittima di un complotto della camorra
Nuova inchiesta a Forlì sull’esclusione dal Giro nel ’99: manomesso il test sul sangue del Pirata