Il luogo scelto, qualcosa più di un approccio simbolico, era giusto. Non la solennità di un’accademia, ma la semplicità della palestra di una scuola romana, l’Istituto Daniele Manin, immerso in quella che è la più vistosa concentrazione multietnica esistente sul territorio nazionale, in questo senso esemplare, con le cinquanta etnie rappresentate, di un processo di integrazione che ha nella scuola uno strumento fondamentale. Occasione, la presentazione del progetto «Sport di Classe» per il sostegno all’attività motoria e sportiva nella scuola, fatta per nome del Governo, del Ministero dell’istruzione, del Coni e del Comitato paralimpico da Graziano Delrio, Stefania Giannini, Giovanni Malagò e Luca Pancalli. Non è la prima volta, non sarà l’ultima, in cui le istituzioni in varia misura interessate alla materia offrono all’attenzione del prossimo iniziative all’apparenza risolutive circa l’introduzione dello sport nella scuola. La storia degli ultimi decenni è malinconica testimone di progetti annunciati e di altrettanti fallimenti. Quello presentato ieri, inserito nel programma governativo onnicomprensivo che in dodici punti si richiama allo slogan della «buona Scuola», appare animato, stando alle carte, da buoni propositi, sintetizzabili nel coinvolgimento delle scuole Primarie con 2 ore di educazione fisica settimanali per le classi 3ª, 4ª e 5ª, con il coinvolgimento non lontano delle classi 1ª e 2ª, con l’inserimento della figura del Tutor nei centri sportivi scolastici istituiti presso tutte le scuole primarie e con la prospettiva di inserire in questo nuovo progetto, dall’1 settembre 2015, sempre che le coperture finanziarie lo consentano, 5.300 insegnanti di educazione fisica precari in 106.000 classi. Si tratterebbe, in ogni caso, di un passo avanti rispetto al precedente progetto di «alfabetizzazione motoria», mal digerito, almeno come approccio lessicale, da Malagò, e rivolto a poco più del dieci per cento della popolazione scolastica primaria, con l’Italia all’ultimo posto tra i 27 paesi dell’Ocse relativamente all’impegno fisico nella minore età, e con un bambino su tre sovrappeso o obeso.
Coni e Governo portano lo «Sport in classe»
di Augusto Frasca Il luogo scelto, qualcosa più di un approccio simbolico, era giusto. Non la solennità di un’accademia, ma la semplicità della palestra di una scuola romana, l’Istituto Daniele...
