Chiude in chiave dimessa, a Bruxelles, la Diamonds League, con l'ultimo del circuito dei 16 meeting internazionali che da cinque stagioni ha sostituito la formula della Golden League limitata al territorio europeo. Chiude in chiave dimessa così come era iniziata in maggio a Doha, in Qatar, mortificata, com'era prevedibile, anche dall'assenza di Usain Bolt, il superman che a partire dal 2008 ha rivoluzionato, nel bene e nel male, i valori dell'atletica mondiale. Cambia la titolazione, si allunga il calendario, si dilatano i confini aprendo alla Cina e agli Stati Uniti, ma la formula, nata vecchia, vecchia rimane. Ad eccezione di pochi addetti ai lavori, degli immancabili scommettitori di mestiere e degli atleti direttamente interessati al risultato, è raro imbattersi in osservatori capaci di intercettare nome per nome gli atleti candidati al premio finale. Trentadue sono le specialità del programma, sedici, alternativamente, per ogni meeting. Quarantamila i dollari da assegnare agli atleti che risultano in testa alle classifiche di ognuna delle specialità. Sedici ne hanno usufruito nella prima finale di Zurigo del 28 agosto, altrettanti ne usufruiranno stasera nel meeting intitolato a Ivo Van Damme, l'atleta di casa medaglia d'argento ai Giochi di Montreal del 1976 su 800 e 1500, deceduto in un incidente automobilistico nel dicembre dello stesso anno a un mese dalle nozze. Più della classifica conteranno, al solito, le prestazioni che diano senso tecnico alla serata, prime tra esse quelle attese nel salto in alto maschile con Ivan Bondarenko ucraino, Mutaz Essa Barshim qatarista, Ivan Ukhov russo e prevedibili tentativi di attacco al mondiale di 2.45. La Diamonds League appare, francamente, senza futuro. L'assenza di prospettive di rinnovamento, prodotto di una stanca dirigenza, rappresentata al vertice dal senegalese Lamine Diack, 15 figli a carico, costituisce uno dei segni della perdita di ruolo subita in anni recenti dall'atletica a cospetto di discipline infinitamente meno rappresentative a livello mondiale. Si procederà a cambiamenti nel Congresso del 2015. E più di Sergej Bubka, antico primatista dell'asta, nome ricorrente in vista del passaggio di consegne al vertice della Iaaf è quello di Sebastian Coe, grande atleta del passato, un carisma naturale, un successo personale alla guida dei Giochi di Londra. Come dire, o si spera, un nome, una garanzia.
A Bruxelles si chiude un diamante senza valore
di Augusto Frasca Chiude in chiave dimessa, a Bruxelles, la Diamonds League, con l'ultimo del circuito dei 16 meeting internazionali che da cinque stagioni ha sostituito la formula della Golden...