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Due guastafeste al Maracanà

Germania e Argentina si affrontano si giocano la coppa l’attacco più prolifico e la difesa meno battuta

Nulla di più estraneo alla banalità. E perfino alla normalità in questa ventesima finale della Coppa del Mondo di calcio. Si giocherà al Maracanà: lo stadio che i brasiliani avevano sognato per sessantaquattro anni come teatro di una grande rivincita, dopo avere sofferto l’umiliazione del trionfo uruguagio. Avevano sperato che questa nuova opportunità di poter ospitare il massimo evento internazionale sarebbe stata facile da cogliere. In realtà il Brasile si è presentato all’appuntamento sorretto da un troppo modesto livello di talento. La doccia gelata procurata dai tedeschi ha riportato tutti alla realtà ma non è con l’organico attuale che il Brasile può riprendersi il ruolo di prestigio che la storia le aveva consegnato. Ancora un connotato suggestivo per questa finale: se la giocheranno infatti due Papi e, misurando il livello della rispettiva passione sportiva, la sfida dovrebbe finire tanti a pochi per Francesco nei confronti del timido tedesco Benedetto. Avremo anche una presenza italiana perché il compito di dirigere la finale è stato affidato al nostro Nicola Rizzoli. Del resto non manca di certo la personalità al fischietto emiliano, se lo ricordiamo capace di assorbire senza battere ciglio un clamoroso vaffa di capitan Totti. Per la terza volta Argentina e Germania si giocano una finale mondiale. I tedeschi sono in vantaggio nel bilancio complessivo avendo vinto per tre volte il titolo: nel 1954 uscendo vittoriosi, anche se col fegato in frantumi, dalla sfida con l’Ungheria di Puskas. In perfetto equilibrio invece il conto delle due finali che hanno visto protagoniste l’Argentina e la Germania. Nel secondo mondiale messicano, 1986, allo stadio Azteca di Città del Messico, una bella partita con protagonisti non del tutto attesi ma meritevoli della ribalta. Come Jorge Valdano e perfino Burruchaga protagonisti perfino al di sopra di Diego Maradona. Non ci fu da aspettare molto per la rivincita tedesca. L’edizione successiva del Mondiale si giocava in Italia e, all’atto conclusivo si presentarono la Germania e un’Argentina alla quale l’Italia aveva graziosamente consegnato il pass scegliendo di giocare la semifinale al San Paolo di Napoli, la casa di Maradona che aveva tutto il pubblico con sé. All’Olimpico, ai sudamericani non bastò il tifo dei tanti tifosi della «Mano de Dios». Decisivo il rigore che Andreas Brehme scelse di battere col destro anziché con il suo sinistro naturale. Sarebbe stato l’ultimo trionfo mondiale per i tedeschi, stasera ci riprovano con grande convinzione. Affrontano, forti dell’attacco più prolifico, la migliore difesa della competizione. Dovranno stare attenti i ragazzi di Loew all’effetto boomerang tal volta prodotto dagli eccessi di euforia, come quello che ha relegato l’Olanda a pallida comparsa nella semifinale con Messi e compagni. Sarà praticamente impossibile per Sabella tentare il recupero di Di Maria, ma in questa Nazionale l’uomo più importante è diventato Mascherano, che il Barcellona ha trasformato da regista in difensore vincendo ogni tipo di scetticismo.

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