Tutti contro Messi, Messi contro tutti. In Brasile tiferanno Germania, e ci mancherebbe. Dopo il disastro Mondiale, e la disfatta contro i tedeschi, l’eventuale successo argentino sarebbe un’ulteriore umiliazione che il popolo brasiliano faticherebbe a metabolizzare. È tutto sulle spalle del numero dieci dell’albiceleste. Le aspettative su di lui sono eccessive, anche da parte della sua stessa squadra che fin qui ha sempre cercato di aggrapparsi alle sue giocate, ai suoi guizzi, ai suoi gol. Nella notte del Maracanà il piccolo grande Leo cercherà di ritrovare se stesso, dopo una semifinale incerta, giocata in maniera blanda, affrontata con scarso furore agonistico. Ma domani no, domani Messi dovrà giocare per il suo popolo, per la storia, per prendersi il trono che fu del più grande di tutti: Diego Armando Maradona. Nel 1986 il fuoriclasse di Villa Fiorito decise di vincere il Mondiale, e lo vinse, tenendo fede a una promessa che si era fatto sedici anni prima davanti a una telecamera: «Il mio primo sogno è giocare un campionato del Mondo, il secondo è quello di vincere il Mondiale». Così fu all’Atzeca di Città del Messico, e fu l’ultimo trionfo albiceleste dopo quello casalingo del 1978. In Messico piansero i tedeschi, stesi da un gol di Burruchaga, a Roma toccò piangere ai sudamericani. Leo dovrà goleare anche per vendicare le lacrime del Pibe de oro, in una notte magica che tanto magica non fu per i colori argentini: i fischi all’inno nazionale, poi un rigore fasullo realizzato da Bremhe che consentì ai tedeschi di trionfare nell’Olimpico vestito a festa. Era il 1990. Ci sarà anche il tricolore italiano nella finalissima della 20ª edizione dei Mondiali. Arbitrerà la partita Nicola Rizzoli di Bologna, con la speranza che non ripeta quanto fatto da Gonella nel 1978, quando - di fatto - consegnò la coppa nelle mani dei colonnelli argentini. Rizzoli è considerato il miglior fischietto italiano, di fatto il meno peggio considerando quante ne ha combinate anche nell’ultima stagione. Due su tutte, il rigore prima assegnato e poi tolto al Sassuolo contro la Roma e quello negato al Torino contro la Juventus. Quaranta milioni di argentini si aggrappano a Messi, anche perché Di Maria - tranne miracoli - non sarà in campo. E allora Messi contro tutti, anche contro Cristiano Ronaldo che in questa stagione lo ha oscurato vincendo Pallone d’oro e Champions League. Il portoghese finora ha riso di gusto, ma se la «Pulce» dovesse tornare a casa con la coppa sarebbero lacrime amare per lui, un’eclissi di sole nel suo anno più luminoso. La Germania è quella di sempre, una macchina da guerra capace di annientare il Brasile con una facilità fanciullesca. «Metteremo tutte le nostre forze nella battaglia, daremo tutto, con tutte le nostre qualità mentali, tecniche e di combattimento, daremo tutto per vincere», ha dichiarato un bellicoso Thomas Muller, capocannoniere del torneo proprio davanti a Messi. «Ho giocato diverse volte contro di lui, i miei ricordi sono piuttosto positivi - ha ricordato - non ho mai perso, almeno in gare ufficiali». Ora i tedeschi sono lì, a un metro dal traguardo, pronti a raggiungere il quarto successo mondiale, eguagliando l’Italia. E allora - in fondo in fondo - Messi non sarà proprio solo contro tutti, perché sotto una maglia albiceleste batte anche il cuore di tutti gli italiani. Per buona pace di Angelona.
Messi contro tutti
A 24 ore dalla finale tutta l’Argentina si aggrappa alla Pulce per battere la Germania. Il fenomeno trova sulla strada anche l’arbitro Rizzoli designato nonostante i disastri in Italia
