«Congratulazioni ai vicecampioni del 1950, sempre accusati di aver dato al calcio brasiliano la sua più grande vergogna. Da ieri (martedì, ndr) lo sappiamo davvero, cos’è la vergogna». Il risveglio del Brasile dallo choc del Mineirao è da incubo. Il mantra è: vexame . Onta, vergogna ma anche rimorso. Il riferimento al Maracanazo è di Extra , uno dei giornali brasiliani andati in edicola listati a lutto dopo il 7-1 rifilato alla Seleçao dalla Germania nella semifinale della Coppa del Mondo. Un trofeo che il popolo brasiliano, soprattutto prima dell’infortunio di Neymar, già si vedeva in bacheca, riscatto di quella Rimet «scippata» dall’Uruguay, 64 anni fa al Maracanà. In quell’occasione si contarono 56 morti per infarto - una decina all’interno allo stadio - e 34 suicidi. Nelle ore successive alla più pesante sconfitta nella storia del calcio brasiliano si sono invece registrati atti di vandalismo, rapine e saccheggi. Una ventina di pullman sono stati dati alle fiamme a San Paolo, stessa sorte per tre autobus di linea sempre nella metropoli del sud dove la polizia ha dovuto scortare i mezzi pubblici. Saccheggi e negozi assaltati sempre nello stato di San Paolo, mentre a Belo Horizonte, dove si è giocata la partita, si sono contati 12 feriti e otto arresti. Disordini e arresti anche a Salvador e a Rio de Janeiro. Atti di delinquenza più che di rivolta civile. Dopo il «Mineirazo» increduli i giocatori brasiliani, sommersi da 5 gol in 29 minuti e incapaci di arginare lo strapotere tedesco. Funereo il clima nello spogliatoio. Anzi «orribile», come ha detto il ct. «È colpa mia, il responsabile sono io», ha ammesso Luiz Felipe Scolari, in sala stampa a capo chino, prima di ricordare che «la vita continua. Sarò ricordato per il 7-1, ma era un rischio che ho accettato di correre. Bisogna andare avanti». Dopo 24 ore Felipao è tornato a parlare per rivendicare - inascoltato - la bontà del progetto («dopo la Confederations Cup abbiamo ottenuto nove vittorie e una sconfitta») e per chiarire che non si dimetterà: «Ora pensiamo alla finale per il terzo posto di sabato, dopo parlerò con la federazione». L’imputato è stato già processato e condannato. «Scolari, va’ all’inferno», ha scritto O Dia . La finalina di Brasilia sarà probabilmente la sua ultima partita da ct. «Non sarà mai più alla guida della Seleçao», ha assicurato Delfim Peixoto, dato come prossimo vicepresidente delle Federcalcio brasiliana: «Scolari è stato troppo testardo e ha sbagliato tutto». Il ct lotta come un leone, e ha replicato al vecchio nemico: «A Santa Caterina non hanno vinto nulla se non con me, Peixoto deve inginocchiarsi». La Cbf, però, avrebbe già scelto il successore: Adenor Leonardo Bacchi, detto Tite, ex allenatore del Corinthians, protagonista della doppietta campionato-Copa Libertadores nel 2012. Con Scolari è finita sulla graticola tutta la squadra. Da Fred, cecchino senza munizioni, a mister 60 milioni David Luiz, comandante in bambola di una difesa violata da un punteggio tennistico: «È il giorno più brutto della mia carriera, chiedo scusa a tutti». «La sconfitta è stata un incubo, anche se i miei incubi non sono mai così brutti», ha scritto su Twitter la presidente del Brasile Dilma Rousseff che sul Mondiale aveva investito molto per il futuro del Paese e soprattutto per la sua rielezione. A Belo Horizonte il pubblico le ha riservato cori e proteste. Possibile avvisaglia di nuove manifestazioni per i milioni di reais spesi per gli stadi in un Paese in grande sviluppo ma dove le diseguaglianze sociali si fanno sempre più acute. Le elezioni sono dietro l’angolo e la popolarità de «a presidenta» è scesa dall’80% di inizio mandato al 37. Prima del 7-1, naturalmente. «Politica e futebol devono restare separati», diceva prima di annunciare che avrebbe premiato i vincitori del Maracanà. La Coppa però non rimarrà in casa e gli avversari pregustano l’autogol in un Paese dove sport e politica non possono restare separati. E nel 2016, in Brasile, ci saranno le Olimpiadi.
Dopo la batosta Brasile in croce
Paese sotto choc per il 7-1 subito dalla Germania. Dai giornali al web: «Vergogna». Scontri e saccheggi LA STORIA Quando i ko segnano un'epoca
