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Tifosi tra rabbia e delusione

Un unico capro espiatorio per la disfatta italiana, anzi due: Prandelli e Balotelli

Speranze azzurre infrante come i cocci di bottiglia al passaggio dei camion dell'Ama nel dopopartita. È l'immagine che resta impressa negli occhi al termine di Italia-Uruguay, vista da tifosi tifosi e curiosi accorsi al maxischermo, allestito a piazza Venezia, per partecipare a quella che si è rivelata l'ultima gara della Nazionale ai Mondiali di calcio in Brasile. Un unico capro espiatorio per la disfatta italiana, anzi due: Cesare Prandelli e Mario Balotelli. «Prandelli ha sbagliato tutto - critica Giuseppe, juventino, il 'verdè di una bandiera tricolore formata con altri due amici sulla ventina, studenti di Giurisprudenza a Tor Vergata come lui - doveva portare altri attaccanti: Destro, Giuseppe Rossi, non puntare tutto su Balotelli». «Bastava Immobile», gli risponde l'amico Carlos, bianconero anche lui, «cavolo, è il capocannoniere del campionato, ma fallo giocare prima no?!», mentre Daniele spiega: «Con il 4-1-4-1 ci siamo difesi troppo, dovevi vincere con il Costarica per stare tranquillo oggi. Siamo arrivati cotti! ». Altro capannello di ragazzi, qui c'è Marzia, cappelletto all'indietro e addosso la maglia proprio di Balotelli: «A me piace, però oggi ha giocato malissimo. Lo criticano troppo, e questo poi succede, che sbaglia». Ma è ancora Prandelli quello più preso di mira: «Cambiamolo con Conte, dobbiamo essere più cattivi, più cattivi!», chiede Nicola. Ma c'è anche chi è venuto per stare insieme agli amici, pur non condividendo l'ossessione italica per il calcio e azzarda accostamenti a più ampio raggio: «Boh, io farei un ragionamento più politico, se penso all'amicizia tra Renzi e Prandelli, forse la gara di oggi è un simbolo dell'Italia», argomenta Ivan, regista sulla trentina. Nel frattempo la piazza si svuota, mentre sono ancora in corso le operazioni di pulizia e la Polizia locale non segnala criticità rilevanti.

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