Un Mondiale di calcio val bene un Paese in rivolta. Si inizia, ma dimenticate il Brasile a ritmo di samba, sorrisi e colori brillanti. La nazione è spaccata: da una parte un popolo che protesta per i rincari, la repressione e le faraoniche spese per gli stadi, quasi tre miliardi di euro (e in più ritardi, morte di operai e denunce di costi gonfiati) che potevano essere impiegati per riformare lavoro, salute, educazione e sicurezza, dall’altra il mondiale dei ricchi e degli sprechi. La contestazione non si è mai fermata e non lo farà neppure oggi in occasione dei 25 minuti della pirotecnica cerimonia d’inaugurazione allo stadio Corinthians di San Paolo. Jennifer Lopez canterà l’inno dei Mondiali We are one insieme al rapper Pitbull e alla brasiliana Claudia Leitte. Si vedrà anche l’armadillo Fuleco, mascotte ufficiale del torneo. Infine palla al campo con la prima partita del torneo: il superfavorito Brasile che affronterà la Croazia (ore 22 in diretta su Sky e in chiaro su Rai1) davanti alla presidente Dilma Rousseff e a diversi capi di Stato e di governo. Fuori un clima surreale. C’è il rischio concreto di incidenti con le forze dell’ordine (a loro volta contrarie al mondiale) e scioperi paralizzanti dei servizi pubblici essenziali, in particolare del trasporto pubblico locale. Proprio oggi scade la tregua dei dipendenti della metropolitana di San Paolo (a Rio de Janeiro è stato raggiunto un accordo in extremis) che chiedono il reintegro dei 42 colleghi licenziati per il dissenso contro il governo. E soprattutto c’è tensione per le manifestazioni di piazza, la polizia teme infiltrazioni dei black-bloc, (mercoledì 10 persone vicine agli ambienti dei violenti anarchici sono state ascoltate, sequestrati anche pc e dispositivi elettronici). Oltre a San Paolo, è tensione anche a Manaus dove sabato l’Italia debutterà contro l’Inghilterra. Ieri la polizia è riuscita a sedare la rabbia dei lavoratori edili e altri manifestanti, ma domani potrebbero unirsi al malcontento. Lo spirito della Coppa non si sente, la festa non è qui.
L’esordio verdeoro in un Paese spaccato
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