Se Eugenio Brunetta d'Usseaux e Carlo Montù firmarono l'atto di nascita del Comitato olimpico italiano, se Giorgio Vaccaro, uomo di fiducia del capo del Governo e a lungo ai vertici dell'organismo olimpico, fu protagonista nei successi registrati negli anni Trenta, ad un altro piemontese va ascritta la ripresa dello sport nazionale all'indomani del secondo conflitto. Forte di esperienze maturate in incarichi rilevanti nell'Opera Nazionale Dopolavoro, una laurea in diritto canonico con tesi in lingua su Tertulliano, disinvoltamente illeso dai traumi verificatisi alla caduta del regime, il trentaduenne Giulio Onesti riuscì nell'impresa apparentemente visionaria di ignorare quanto gli venne chiesto dal governo dell'epoca: liquidare il Coni, ingombrante residuo del fascismo. Invece di liquidare, Onesti ricostruì. Al suo fianco, un altro gigante della storia sportiva nazionale, Bruno Zauli. Insieme, ridettero vitalità a strutture vulnerate dalla guerra, riaprendo allo sport italiano le frontiere e i rapporti internazionali. Subito dopo, l'intuizione che per decenni avrebbe fornito ossigeno all'attività di base e di vertice: l'esclusività del Coni nella gestione del concorso pronostici legato al calcio, con l'imbarazzante paradosso di uno Stato finanziato dallo sport, e non viceversa. Nelle lunghe stagioni trascorse sullo scranno principale del Foro Italico, Onesti ebbe soprattutto cinque meriti. La difesa dell'autonomia dello sport dall'intrusione dei partiti, resa possibile con il sostegno di un politico di razza a nome Giulio Andreotti. La firma, per mano diretta di Zauli, dell'accordo sottoscritto nel 1950 con il ministero della Pubblica Istruzione, unico risultato concreto raggiunto con il mondo della scuola dal dopoguerra ad oggi. La realizzazione della meravigliosa Olimpiade romana del 1960. La creazione, nel 1966, della Scuola dello Sport, fucina di nuovi tecnici e dirigenti. L'invenzione dei Giochi della Gioventù a ridosso dell'Olimpiade messicana del 1968. Tappe storiche, firmate da fuoriclasse. Da allora, è trascorso oltre un trentennio, nulla di nuovo all'ombra dell'obelisco intitolato a Mussolini.
Svolta Onesti Ricostruì e non liquidò
Se Eugenio Brunetta d'Usseaux e Carlo Montù firmarono l'atto di nascita del Comitato olimpico italiano, se Giorgio Vaccaro, uomo di fiducia del capo del Governo e a lungo ai vertici dell'organismo...