A tleti a parte, la curiosità del Golden Gala riguarda il pubblico. Riusciranno i nostri concittadini a liberarsi dalla sindrome di Usain Bolt, saranno capaci di salire in quantità, secondo quanto avvenuto negli ultimi anni, sulle scalee dell’Olimpico, dimostrando sensibilità per un grande spettacolo ancorché privo del personaggio che dalla sua apparizione ai Giochi di Pechino del 2008 ha letteralmente divorato, stagione dietro stagione, titoli, primati e popolarità, aggiudicandosi senza timori concorrenziali il record di atleta più esaltato dai media e il più pagato nella storia della prima disciplina olimpica? Il dubbio è reale. Non sono rari gli osservatori che nell’inavvicinabile monopolio tecnico e mediatico, esercitato da sette anni a questa parte dal velocista giamaicano, hanno ravvisato l’origine del pesante squilibrio che ha reso angusti realtà tecniche e personaggi dell’atletica internazionale meritevoli di ben altra attenzione. Al meeting romano, intitolato alla memoria di Pietro Mennea e impegnato nella difesa di una esemplare tradizione organizzativa nata all’indomani dell’Olimpiade moscovita del 1980, la conferma o la smentita di tale opinione. Se Bolt è assente per precarietà di condizioni che ne lasciano ancora incerta la data d’esordio stagionale, generoso è il programma di una riunione che aprirà i cancelli dello stadio a gare giovanili a partire dalle prime ore del pomeriggio, incrociando ad ora di cena la gara di salto in alto maschile e affidando le conclusioni della serata agli 800 metri. Nell’arco di quattro gare, 200, 400, 800 e salto triplo, una fetta consistente dell’attuale potenziale italiano disponibile: nell’ordine, Andrew Howe, sulla cui forte ripresa molti scommettono, Matteo Galvan, un primato (45.35) da alimentare in vista dei campionati europei di Zurigo del prossimo agosto, Giordano Benedetti, che sulla pista romana centrò nella scorsa stagione il suo primato (1:44.67), i triplisti Fabrizio Donato e Daniele Greco, il primo fresco reduce d’un eccellente 17.24, il secondo in guerra aperta con gli incidenti che dall’inverno del 2013, stagione della massima esplosione agonistica, segnata dalla conquista del titolo continentale, ne hanno menomato condizioni fisiche e possibilità di affermazione. Quattro gare in chiave italiana, cornice di un programma che ha un momento imperdibile nel salto in alto, protagonisti su tutti, in ordine alfabetico, Mutaz Essa Barshim, Qatar, 2.40 di primato personale, Bohdan Bondarenko, ucraino, 2.41, Ivan Ukhov, russo 2.42. Alla vigilia, fra i tre, unisono: siamo pronti per il record mondiale. Che, ricordiamo, è bloccato al 2.45 di Javier Sotomajor, Salamanca, 27 luglio 1993.
Il pubblico romano e la sindrome di Usain
di Augusto Frasca Atleti a parte, la curiosità del Golden Gala riguarda il pubblico. Riusciranno i nostri concittadini a liberarsi dalla sindrome di Usain Bolt, saranno capaci di salire in quantità,...