Ci sono giocatori destinati a lasciare un segno nel cuore della gente. E ci sono fior di fuoriclasse, eccellenti professionisti che i tifosi ricorderanno per prodezze balistiche e gesta eccezionali ma che non strapperanno mai un posto nella hall of fame della Virtus. Due nomi per spiegare le categorie e le differenze? Phil Goss e Jimmy Baron. Il primo ha saputo fin dai suoi primi giorni virtussini ritagliarsi un ruolo importante nella squadra. È stato uno degli eroi della travolgente cavalcata dello scorso anno raccogliendo in questa i gradi di capitano da Datome. Li sta indossando con una dignità certificata da comportamenti sportivi e non, dedicandosi anima e corpo alla causa virtussina. Non è un caso che ad un suo canestro, uno dei tanti, Claudio Toti sia scattato in piedi insieme ai tifosi per unirsi all'applauso che un giocatore così, ed uomo vero, merita. Poi ci sono i fuoriclasse alla Jimmy Baron. Gente capace di arrivare al Palazzetto un'ora prima ed andarsene un'ora dopo per mettere a punto la meccanica di tiro. Ma sono anche coloro che interpretano alla lettera il ruolo del professionista. In quel modo che li rende intoccabili dal punto di vista comportamentale ma aprono brecce sulla capacità di legarsi a dei colori. Gente della sua scuderia manageriale gli ha fatto recapitare la voce, poi rivelatasi qualcosa di molto concreto, dell'interessamento del Real Madrid. Per carità, altro appeal oggi rispetto alla Virtus della spending review però ecco una settimana, quella prima di Caserta, fatta di qualche allenamento saltato più qualche bizzetta da prima donna. Poi una gara anonima con una fiammata decisiva nel finale, come la sua classe (ed il contratto) richiedono. Ma che ad oggi non bastano a farlo essere una bandiera come Goss o Datome.
È la passione a fare la differenza tra i campioni
Ci sono giocatori destinati a lasciare un segno nel cuore della gente. E ci sono fior di fuoriclasse, eccellenti professionisti che i tifosi ricorderanno per prodezze balistiche e gesta eccezionali...