Gran parte delle ricostruzioni storiche volte a identificare i pugili più grandi della storia hanno il difetto d'origine di privilegiare i pesi massimi, destinando scarsa attenzione alle categorie inferiori, compresi fenomeni come Henry Armstrong, uno dei tanti neri nati ai bordi del Mississippi, unico detentore in contemporanea del titolo mondiale in tre categorie, sono gli anni '30, pesi piuma, welter e leggeri, o come, nello stesso decennio, il panamense Al Brown, formidabile peso gallo, una vita da omosessuale ossessionato dall'alcol e dagli uomini, primo pugile latino-americano campione del mondo. Allo strapotere mediatico della categoria più pesante si sottraggono i pesi medi. Alcuni nomi, senza azzardi di classifica. Ray «Sugar» Robinson, re indiscusso e dissipatore di fortune dal '46 al '60, pugile per il quale la fantasia del prossimo e del giornalismo dell'epoca esaurì interi vocabolari. Carlos Monzon, vita di fame e di galera, demolitore, tra i tanti, di Nino Benvenuti, ritiratosi con il titolo in tasca prima di strangolare la moglie e schiantarsi in macchina ai bordi di una strada. Marvin Hagler, imbattuto per sette stagioni. Ray Leonard, campione mondiale in cinque categorie diverse, dai welter ai mediomassimi. E Archie Moore, un inizio tra i medi, passaggi successivi alle categorie superiori, nove anni di longevità nel titolo dei mediomassimi, 229 incontri da professionista, un primato, 50 anni quando nel 1963 disputa l'ultimo match, l'unico capace di far respirare la polvere del tappeto a Rocky Marciano. Ecco, Marciano, si torna ai pesi massimi. Rocco Marchegiano, figlio d'un emigrato abruzzese di Ripa Teatina, respinto dai Chicago Cubs di football, un arco d'attività tra i professionisti dal '47 al '55, anno dell'ultimo incontro, contro Archie Moore: macchina senza pari di aggressività e resistenza, Marciano va a terra alla seconda ripresa, ed è la prima volta nella sua vita. Si rialza, spedisce l'avversario al tappeto cinque volte e definitivamente all'ottava ripresa. Subito dopo annuncia il ritiro dall'attività, dichiarando: «L'ho deciso nello stesso momento in cui ho visto il cielo stando steso a terra». Se i numeri costituiscono metro attendibile per classificare la grandezza d'un pugile, eccoli: Rocky Marciano, 49 incontri da professionista, 49 vittorie, 43 per ko.
Rocky Marciano, quell’insuperata macchina da pugni
Gran parte delle ricostruzioni storiche volte a identificare i pugili più grandi della storia hanno il difetto d'origine di privilegiare i pesi massimi, destinando scarsa attenzione alle categorie...
