Difficile volare bassi quando si è così in alto. Dopo otto giornate, la Lazio di Gattuso viaggia con sette vittorie e un solo pareggio, esattamente come l’Inter campione d’Italia in carica. Due squadre costruite con obiettivi diversissimi, eppure, fino a questo momento della stagione, le migliori del campionato. Numeri alla mano, non si tratta di un’impressione: è la sesta volta nella storia del club che la Lazio resta imbattuta nelle prime otto giornate di Serie A, e l’ultima volta risale alla stagione 1999-2000, quella dello scudetto vinto con la gestione Cragnotti.
Nonostante questo avvio, Gattuso non ha nessuna intenzione di specchiarsi. Davanti ai numeri straordinari della sua squadra, il tecnico sceglie toni tutt’altro che trionfali: «La classifica? Lassù non c’entriamo nulla. Meno 18 è il numero giusto (riferito alla soglia salvezza, ndr). Pensiamo al Sassuolo, quando arriveremo a 40 punti giocheremo di fioretto. Ora stiamo in trincea. Non dimentichiamo che abbiamo preso una legnata dal Mantova». Parole di equilibrio, ma anche una sottile ammissione di soddisfazione per un percorso che ha il sapore della rivincita personale: «Stiamo scrivendo una piccola storia di questa società, questo sì. Rimanere così in alto dipende da noi».
Un episodio racconta bene il rapporto speciale che si è creato tra Gattuso e i novemila presenti all’Olimpico contro il Parma, quando il tecnico ha caricato personalmente lo stadio: «Non sentivo forza. Mi è venuta così, ho fatto sentire la mia emozione. Ce n’era bisogno di carica, grazie a chi è venuto. I tifosi mi hanno ascoltato, hanno alzato un po’ il termometro». Un gesto ricambiato anche fuori dallo stadio, con la Curva che ha atteso l’arrivo del pullman prima della gara: «Speriamo di continuare a volare basso, a lavorare con entusiasmo, vedremo dove arriveremo». Sulla gara contro il Parma, complicata anche dalle condizioni del terreno di gioco, Gattuso non ha nascosto qualche difficoltà: «Il campo non ci ha aiutato, era in condizioni pietose, il manto era irregolare. La palla aveva movimenti strani». Sul rigore negato a Frattesi, il tecnico ha preferito elogiare la maturità del gruppo piuttosto che recriminare: «È uno step importante per noi, bisogna pedalare, niente polemiche. Devo fare i complimenti ai ragazzi, non hanno accerchiato l’arbitro».
E a proposito della vera forza di questa Lazio, Gattuso non ha dubbi: «Cosa mi piace di questo gruppo? Dico la grande mentalità», citando l’immagine di Frattesi che recupera palla al 94′ esultando come un pazzo come simbolo di un organico che non vuole mai giocare sotto ritmo. A impreziosire l’annata ci pensano anche i numeri individuali e collettivi: i biancocelesti restano l’unica squadra tra i cinque principali campionati europei a non aver mai subito gol nel primo tempo in tutte le gare giocate, merito anche di un super Mandas: appena cinque reti concesse dal portiere greco, che fanno della Lazio la seconda miglior difesa d’Europa (dietro al Borussia Dortmund con 4). Non solo, contro il Parma si è aggiunto all’infinita lista dei marcatori stagionali anche Taylor, salito a quota undici calciatori diversi andati a segno in questa Serie A: prima di lui erano andati in gol Frattesi, Gudmundsson, Cancellieri, Noslin, Zaccagni, Tavares, Isaksen, Pinamonti, Provstgaard e Dele-Bashiru. Solo uno dei tanti segreti di questa partenza magica. Come si fa a volare bassi?
