Una doppietta che fa tanto rumore anche in uno stadio semi-vuoto. Destro non segnava due gol tutti in una partita dal lontanissimo 2 dicembre 2012, un anno dopo è cominciato il suo campionato e non poteva andare meglio di così. Perché all’esordio stagionale contro la Fiorentina ha subito trovato la rete, pur giocando una mezz’oretta. Milan, Catania e Livorno sono state le sue successive vittime, ma la Sampdoria l’ha annientata quasi da solo. E adesso è salito di diritto sul primo gradino del podio dei marcatori giallorossi, mettendosi alle spalle i vari Gervinho, Ljajic, Totti, Strootman e Florenzi, che hanno fatto 5 gol a testa. Lui è arrivato a quota sei, anche se ha giocato meno di tutti. Segna un gol ogni 75.5 minuti, una media da bomber vero. Quello che la Roma cercava. «È stata una giornata perfetta. Quando faccio gol è bello anche perché la squadra vince. Cerco sempre di fare il mio meglio e fare più gol possibili. Le chiacchiere? Le critiche vanno prese nel miglior modo possibile, è meglio far parlare il campo». A parole è meno sciolto di quanto lo sia sul rettangolo di gioco, che poi è quello che conta. E allora Mattia lascia che siano le sue prestazioni a dire chi è. L’esultanza dopo il primo gol è stata liberatoria, la maglia l’ha strappata via senza pensarci troppo: «Per me la cosa più importante, oltre alla vittoria, è il gol. E quando non ci riesco mi dispiace. È stata un’esultanza di rabbia dopo il gol sbagliato a Napoli, ci tenevo a farlo subito». Garcia l’ha richiamato a sé per ricordargli che poteva farlo solo una volta e lui ha obbedito: dopo il secondo è stato più lucido ed è tornato all’abitudinario balletto davanti alla bandierina del calcio d’angolo. «Rudi non mi ha detto nulla della maglietta, mi ha fatto solo i complimenti», ha giurato Destro, che si è preso anche gli applausi di Totti dalla tribuna: «Sono contento, fanno piacere gli applausi del capitano». Soprattutto per lui, che ha l’arduo compito di sostituirlo. È difficile ritagliarsi uno spazio nel tridente quando ci gioca un giocatore del suo calibro e Mattia lascia aperto uno spiraglio sul suo futuro, che potrebbe essere lontano da Roma: «Io voglio dimostrare quanto valgo qui, a fine anno si vedrà. Avere continuità mi aiuta a raggiungere la condizione, dopo otto mesi fuori è fondamentale. Sono sempre a disposizione della squadra. Adesso sto bene e migliorerò domenica dopo domenica». Ammesso che non gli tocchi tornare in panchina, il suo incubo peggiore: «Con me c’è un uomo fisso dentro l’area. Il mister troverà la via migliore». Se lo augura Mattia, che nella testa ha la convocazione di Prandelli: «Penso che sia l’obiettivo di tutti la nazionale, anche se è importante fare bene con il proprio club. Io penso a fare il mio e a fare più gol possibili». Allora è sulla buona strada verso il Brasile. E può portare la Roma in alto, dove vuole arrivare: «Era importantissimo ottenere una vittoria dopo Napoli. Eravamo convinti del nostro potenziale e di poter fare una grande prestazione. Noi facciamo il nostro percorso, poi vedremo». La forza della Roma, lo dice lui, è il gruppo: «È la cosa che ci sta facendo fare questo grande cammino». Lui adesso è in cima al gruppo.
«Ho esultato di rabbia per l’errore di Napoli»
E pensa alla nazionale: è l’obiettivo di tutti
