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Honda: Milan sei il mio sogno

Francesca Schito Si scrive Honda, si pronuncia Hondà. Ci tiene il nuovo numero 10 del Milan, presentato inella sala Executive di San Siro, a non lasciare nulla al caso. «Quando avevo 12 anni...

Si scrive Honda, si pronuncia Hondà. Ci tiene il nuovo numero 10 del Milan, presentato inella sala Executive di San Siro, a non lasciare nulla al caso. «Quando avevo 12 anni scrissi in un tema che avrei voluto giocare in A, con il numero 10 del Milan - racconta il centrocampista arrivato a parametro zero dal CSKA - e sapevo che un giorno il mio sogno si sarebbe realizzato». L'accoglienza è di quelle da grandi occasioni: ad assistere al video dedicato al giapponese, girato nei giorni scorsi al Meazza, oltre 110 giornalisti accreditati, di cui 50 provenienti dal paese del Sol Levante e diretta tv dal Giappone. «Quando ho ricevuto la notizia che sarei venuto qui il mio sogno si è realizzato - ribadisce il 27enne - e voglio ingraziare la società e Galliani». Sa già molto dei suoi nuovi compagni: «Conosco bene i giocatori del Milan perché ogni settimana vedevo le partite, la Serie A è il campionato più diffuso in Giappone - spiega Honda -. e infatti sono voluto venire qui per diventare un campione e per giocare la Champions League. Adesso dovrò mostrare le mie capacità, fare gol, servire assist». I primi consigli gli sono arrivati dal suo connazionale Nagatomo: «Yuto mi ha parlato molto bene dei tifosi italiani, ma mi ha detto anche che se non giochi bene ti mandano a quel paese». A dargli indicazioni preziose ci ha pensato anche il suo ct nonchè vecchia conoscenza dei rossoneri, Alberto Zaccheroni: «Mi ha tranquillizzato e incoraggiato, dicendomi che il Milan è un grande club. Mi piace anche Milano - prosegue il numero 10 del Giappone - molto diversa dalle città del mio paese, davvero bella. Ottimi ristoranti, anzi se ne conoscete di buoni, consigliatemi!». Non manca il riferimento a Kakà e Balotelli con cui condividerà il reparto offensivo: «Voglio imparare molto da loro e vincere lo scudetto». Ci pensa un attimo: «Magari l'anno prossimo».

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