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«In carcere bravi ragazzi»

L'ambasciatore italiano in Polonia parla dei tifosi della Lazio ancora prigionieri a Varsavia: «Lavoriamo per liberarli, le critiche sono ingiuste»

«Ho incontrato i tifosi ancora reclusi, mi sono sembrati bravi ragazzi, potrebbero essere miei figli. Naturalmente sono dispiaciuti, ma li ho trovati di buon umore, né depressi, né frustati. Spero che gli avvocati possano fare rapidamente ricorso per tirarli fuori dal carcere». È la speranza dell'ambasciatore italiano in Polonia Riccardo Guariglia ed è ovviamente la speranza dei familiari dei 22 ragazzi bloccati nell'incubo di Varsavia, cominciato giovedì scorso poche ore prima della partita di Europa League tra Legia e Lazio. Gli avvocati dei tifosi biancocelesti hanno depositato il ricorso contro le condanne decise dai giudici, le decisioni sulla possibile scarcerazione dei ragazzi o sul rilascio dietro cauzione sono attese entro tre o quattro giorni. In ogni caso, però, le sentenze d'appello non cancelleranno la vergogna polacca, con 150 tifosi biancocelesti fermati dalla polizia a causa del comportamento di pochi incivili, responsabili di aver lanciato oggetti contro le forze dell'ordine. Per far luce sui fatti, Il Tempo ha contattato l'ambasciatore in Polonia Riccardo Guariglia. Ambasciatore, cosa è successo a Varsavia? «Non ero in piazza, ma posso riferire i racconti dei connazionali incontrati in questi giorni. Abbiamo affrontato un'emergenza assoluta e imprevedibile nelle proporzioni. Ci hanno informato dei fatti giovedì pomeriggio e abbiamo costituito subito un'unità di crisi. Ho richiamato tutto il personale, l'ambasciata è rimasta aperta tutta la notte e poi per 48 ore ininterrottamente, rispondendo a una quantità di telefonate inimmaginabile». Eppure molti ragazzi tornati dalla Polonia hanno lamentato la vostra inefficienza. «Chi critica lo fa senza capire la portata dei fatti. Da giovedì sera lavoriamo giorno e notte, anche domenica l'ambasciata è rimasta aperta. Le critiche gratuite non mi hanno fatto piacere. In ogni caso abbiamo ricevuto anche diverse lettere di ringraziamento». Può far luce su quanto accaduto? «Molti tifosi hanno ammesso che ci sono state violenze pesanti, i poliziotti hanno accerchiato tutti e hanno fermato i nostri connazionali. I ragazzi hanno riconosciuto di essersi trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato». Ma le misure adottate dalla polizia sembrano davvero esagerate. «Il viceministro dell'Interno polacco mi ha spiegato che il comportamento degli agenti è stato conforme alla legge: se ci sono disordini in un “corteo”, la polizia polacca ha l'obbligo di fermare tutti i partecipanti in quanto corresponsabili». Ma le prove dove sono? «Il viceministro mi ha assicurato che le prove sono consistenti: ora sono in mano ai magistrati, ma gli avvocati della difesa possono visionarle». Si parla di vetrine rotte e muri imbrattati nel centro di Varsavia, è vero? «Non sono andato a vedere, ma non mi risulta». Secondo il consigliere dell'ambasciata, Andrea Lepore, l'85 per cento dei fermati non aveva colpe. «È una stima fatta da lui, ma assolutamente non confermata. Conosciamo soltanto i risultati dei processi celebrati con 22 persone condannate. Tra l'altro nove ragazzi avevano già ricevuto dei Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive, ndr) in Italia». Molti ragazzi sostengono di essere stati processati senza avvocato. «È un aspetto che va approfondito: se così fosse i condannati potrebbero essere scagionati. Ma molti ragazzi, sicuramente sotto stress, hanno firmato delle carte per poter uscire dal carcere, accettando di difendersi da soli». Dichiarazioni firmate dopo i maltrattamenti ricevuti dagli agenti. «Nessuno mi ha raccontato cose del genere. Se sono accadute, vanno denunciate perché i responsabili devono pagarne le conseguenze». Alcuni ragazzi hanno lamentato il diverso trattamento riservato ai due danesi fermati, subito rilasciati dopo l'intervento della loro ambasciata. «Ne ho parlato con il sottosegretario alla giustizia polacca, mi ha assicurato che la polizia non libera nessuno se c'è un capo d'accusa: la loro situazione era diversa da quella degli italiani». Un ragazzo presente a Varsavia l'ha accusata di averlo preso in giro, definendola disinteressato alla vicenda. «Non ho mai incontrato questo signore. Sono stanco perché lavoro senza sosta da giovedì, ma certo non disinteressato. E comunque chi mi conosce sa che non prenderei mai in giro una persona per l'inclinazione dialettale». Cosa accadrà ai ragazzi ancora in carcere? «Continueremo ad aiutarli, come facciamo da giovedì scorso. Abbiamo fatto noi la richiesta per tenere aperti i tribunali lo scorso weekend per celebrare i processi al più presto. E stiamo avanzando noi le richieste affinché i familiari presenti a Varsavia possano incontrare i ragazzi reclusi. Il ministro Bonino ha chiesto procedure rapide per giungere presto ad una liberazione su cauzione. Stiamo facendo le dovute pressioni politiche sulla vicenda, non abbandoniamo i nostri ragazzi».

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