«È finito un incubo», con queste parole il direttore sportivo della Roma Walter Sabatini fotografa lo stato d'animo dei tifosi giallorossi. Lasciarsi alle spalle tutti gli strascichi della sconfitta del 26 maggio, pur sempre memori della batosta subita, è stata come una liberazione. Il popolo giallorosso non se l'è fatto ripetere due volte e ha dato libero sfogo a tutto il suo repertorio, archiviato nel dimenticatoio per un paio d'anni. Incredibile quanto successo a Londra, dopo la vittoria nella stracittadina infatti centinaia di tifosi romanisti si sono incontrati a Piccadilly Circus per festeggiare il tanto agognato successo. Bandiere, cori e battute, sotto gli occhi imperturbabili della regina, si erano visti raramente per un derby capitolino. Lo sfottò poi ha fatto il resto. Immancabile protagonista la bionda compagna di una vita, la birra «Poretti», un consiglio agli amici laziali, dopo l'ingresso in Nord ritardato motivato dallo striscione «Ah dimenticavo oggi c'è il "memorial" derby...finisco la birra e poi entro». «Ma quanto te la stai prendendo per un memorial», si insiste sui social network. «Siamo Rudi da far paura", con l'evidente riferimento al tecnico francese. E ancora: «Uomo derby? Dias, forte impatto sulla gara», ma anche un occhio al futuro: «Se il ritorno sarà alle 20.45, vi fate uno spritz?». Ma in realtà l'uomo derby, o meglio del post derby, è Daniele De Rossi, protagonista di un paio di gesti che entrano di diritto nella storia delle stracittadine. Al 69' il numero 16 giallorosso colpisce con un buffetto Lulic, l'eroe del 26 maggio, mentre più tardi si rivolge con un gesto di non impossibile interpretazione nei confronti forse della curva Nord, forse dei suoi avversari, dopo l'errore sotto porta dei biancocelesti. Infuriato il popolo laziale, come è giusto che sia, esaltato quello romanista: «De Rossi j'ha alzato 'na mano in faccia», commentano i più ironici. I laziali hanno intrapreso diverse strade per esorcizzare il momento. La disperazione, incarnata dal cronista tifoso di Mediaset Premium Guido De Angelis, storica voce biancoceleste che si è rivolto addirittura alla patria, lasciandosi andare ad un inspiegabile «Viva l'Italia» sul rigore trasformato da Adem Ljajic. ne è l'esempio più limpido. Poi c'è la corrente dei negazionisti: «Il derby che conta l'abbiamo vinto noi, vi abbiamo alzato la coppa in faccia, non c'è rivincita», incarnata in primis dal presidente della Lazio Claudio Lotito e seguita da gran parte del popolo biancoceleste con tanto di vignetta del dottor House che recita «Non bastano tre punti per ricucire lo sgarro»... della coppa in faccia. C'è poi la fazione dei complottisti che accusa: «Glielo hanno dovuto far vincere, era già scritto, Balzaretti era fuori dal campo». Ultimo, ma non meno importante, il partito dei polemici costruttivi che lamenta una mancata voglia di vincere della loro squadra e la dimostrazione di eccessivo provincialismo.
Lo sfottò laziale torna al mittente
Puntuale la vendetta dei romanisti Dalla festa a Piccadilly alla birra Poretti