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«Un uomo solo è al comando...»

Nella sterminata antologia agonistica di Fausto Coppi, la memoria recupera un segno particolare in una tappa, la diciassettesima, del Giro d'Italia del 1949. 10 giugno, Cuneo-Pinerolo, 254...

Nella sterminata antologia agonistica di Fausto Coppi, la memoria recupera un segno particolare in una tappa, la diciassettesima, del Giro d'Italia del 1949. 10 giugno, Cuneo-Pinerolo, 254 chilometri attraverso luoghi e sentieri segnati da eterne dispute territoriali tra Francia e Italia, cinque colli da scalare, Maddalena 1.998 metri, Vars 2.111, Izoard 2.360, Monginevro 1.854 e Sestriere 2.033. Alla vigilia, maglia rosa, Adolfo Leoni, reatino, Coppi secondo a 43", Bartali, terzo a 10'47", malmesso per un mezzo avvelenamento subìto in inizio di Giro. Quella corsa, probabilmente la sua corsa capolavoro, ebbe il destino di essere raccontata in diretta da un microfono della radio italiana. Titolare, Mario Ferretti, epurato dall'azienda per aver aderito nel 1943 alla Repubblica Sociale di Salò e riammesso a furor di popolo per un unico motivo, riconosciuto anche dagli avversari politici: era il migliore. Nei momenti decisivi della corsa, Ferretti aprì la sua radiocronaca con una frase che diverrà sintesi magistrale di un'impresa, di una professione e di un'epoca: «Un uomo solo è al comando della corsa, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi». Coppi aveva sferrato l'attacco alle basi della Maddalena. 192 chilometri, solitario, durò quell'attacco. Al traguardo del Sestriere, dodici minuti divisero il campione di Castellania da Gino Bartali, quasi il doppio rispetto al terzo classificato, Alfredo Martini - novantaduenne d'oggi, superstite di un evento divenuto leggendario, commissario tecnico della Nazionale dal '75 al '97 - il resto disperso nell'arida oggettività dei minuti di distacco, le divise imbrattate di polvere e fango, le membra annebbiate e fatte rigide anchilosi dalla fatica e dal freddo. Il Giro si concluderà due giorni dopo con l'affermazione di Coppi e il secondo posto di Bartali. Neanche un mese, e Coppi salirà a Parigi per il Tour. Ne diverrà padrone, in ventuno tappe, primo nella storia capace di realizzare nella stessa stagione l'en plein nelle due principali corse su strada, ignorando che il futuro gli avrebbe riservato nel 1952 medesima possibilità. Al suo fianco, secondo classificato, trentacinquenne, l'uomo di ferro Gino Bartali. Lo stesso che undici anni dopo, con gli occhi bagnati e la gola serrata, ne andrà a raccogliere gli ultimi sguardi nel desolante anonimato di una camera d'ospedale.

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