Che meravigliosa gara, e che meravigliosa storia d'una mamma d'Italia ad un passo dal trionfo esclusivo ai bordi d'un Cremlino affogato nel sole e nel caldo. Per quaranta chilometri, una trentasettenne di Alessandria, uscita miracolata da una operazione che anni addietro ne ha cambiato vita ed energie agonistiche, ha messo in fila cinesi, giapponesi, russe, etiopi e keniote in quella che non è azzardato ricordare tra le maratone internazionali più appassionanti vissute nell'ultimo quarto di secolo. Fino a due chilometri dall'arrivo nella Grande Arena Lužniki è sembrato toccare memoria viva dei tanti italiani - due nomi su tutti, il Gelindo Bordin del 1988 nei tratti finali di gara ai Giochi olimpici di Seul e l'imperiale Stefano Baldini sullo storico traguardo ateniese del 2004 - che hanno segnato pagine memorabili, unica compagnia il silenzio dei propri passi, nella più antica, nobile e sofferta delle specialità atletiche. Con impressionante lucidità, per quaranta chilometri Valeria Straneo ha fatto da battistrada lungo le strade di una Mosca resa vuota, desolatamente vuota, dalla controra d'una giornata di pieno agosto, misurando il passo su un ritmo disegnato a tavolino e puntualmente applicato con l'allenatrice Beatrice Brossa e con il direttore tecnico Massimo Magnani, ignorando le avversarie dall'alto d'una disarmante semplicità, la stessa di cui abbiamo potuto prendere atto nelle dichiarazioni del dopo gara, quando dalla sua voce, rivelatrice di uno spirito raro, si è appreso come una delle tante madri coraggio del nostro sport, con due figli a carico, ignorasse d'essere stata preceduta sul traguardo russo da Edna Ngeringwony Kiplagat, trentaquattro anni, keniana, titolo mondiale alle spalle nella sudcoreana Daegu del 2011 e due affermazioni sul filo d'arrivo delle maratone di New York e di Los Angeles nel 2010. Meravigliosa gara e meravigliosa donna, dunque, da mettere sul podio simbolico di un genere agonistico, quello declinato al femminile, dalle nostre parti raramente in passivo, lo stesso genere e lo stesso podio che nell'ultima decade ha trovato linfa vitale sui campi di gara internazionali nei nomi di Pellegrini e Cagnotto ai mondiali di Barcellona, di Errigo, Di Francisca, Erba e dell’intramontabile Vezzali sulle pedane schermistiche di Budapest, con l’ultima affermazione di ieri sera nella gare a squadre, di Chiara Cainero nello skeet del tiro a volo continentale di Vichy. Unico rimpianto, aver trovato questo gioiello d'atleta e di donna a nome Valeria Straneo ai confini di una età oltre la quale sarà impossibile chiedere molto altro.
Una mamma più forte della malattia
di Augusto Frasca Che meravigliosa gara, e che meravigliosa storia d'una mamma d'Italia ad un passo dal trionfo esclusivo ai bordi d'un Cremlino affogato nel sole e nel caldo. Per quaranta...