Sport

Le stelle mondiali nel nome di Nebiolo

Atletica Rassegna iridata con numeri record Da sabato nove giorni di super gare a Mosca

Contrariamente all'opinione diffusa, dei Mondiali di atletica, di cui Mosca manda in onda da dopodomani la quattordicesima edizione, non fu Primo Nebiolo l'ideatore. Il parto fu deciso nel 1978, stagione in cui al vertice della disciplina sedeva un ruvido dirigente olandese a nome Adriaan Paulen, ingegnere minerario e finalista sugli 800 metri ai Giochi di Anversa del 1920. Fu decisione controversa, perché antitesi del principio inserito negli atti fondativi della Federazione, «le gare di atletica dei Giochi olimpici sono riconosciute come campionati del mondo». Se non ne fu ideatore, Nebiolo ne fu comunque padre-padrone a partire da tre anni dopo, quando un'elezione plebiscitaria lo innalzò alla presidenza della Federazione internazionale, fino al 1999, anno della sua scomparsa. Celebrati nel 1983 in una meravigliosa estate finlandese, all'appello dei primi campionati di Helsinki risposero 157 nazioni, 1.572 atleti, centinaia di agenzie e di organismi radiotelevisivi, qualità di risultati, e massicci contratti pubblicitari, sconosciuti ad un organismo da sempre refrattario alle novità. Forte dell'eccezionale battesimo di Helsinki, convinto di come il processo evolutivo dell'atletica e l'apertura di nuove frontiere alla prima disciplina olimpica fosse un segno dei tempi, l'antico saltatore in lungo torinese applicò in campo internazionale l'identica strategia messa in atto da oltre un decennio nell'atletica italiana. Il Nebiolo che prese spunto dal successo finlandese per convincersi della bontà delle sue idee era lo stesso che nella Mosca del 1980 aveva condotto al successo olimpico Sara Simeoni, Pietro Mennea e Maurizio Damilano, lo stesso che anni prima aveva inviato la nazionale italiana allo stadio di Pechino in una Cina da tempo estromessa dal consesso mondiale, contribuendo di lì a poco in misura decisiva al rientro dell'impero orientale nella casa-madre atletica, lo stesso che era riuscito a portare migliaia di spettatori negli stadi di Roma, di Torino, di Milano. E sarà lo stesso dirigente che anni dopo recherà il messaggio vitale dello sport e dell'atletica nella martoriata Sarajevo e nelle devastazioni territoriali di Belfast e della sudafricana Soweto. Nebiolo non fu un asceta, né tantomeno un santo. Per imporre le proprie frontiere, proprie e della disciplina rappresentata, usò ogni mezzo a portata d'intelletto con la passione dell'amante e la spregiudicatezza di un capitano d'industria. Costituendo l'ASOIF, associazione delle federazione olimpiche estive, costrinse Juan Antonio Samaranch e i satrapi del Comitato olimpico internazionale a dare aria alle pletoriche borse dell'organismo e a moltiplicare i finanziamenti spettanti al vero motore dell'attività sportiva mondiale. Trasferì la sede della Federazione internazionale da un anonimo ammezzato londinese alla principesca collocazione monegasca fruendo della munifica gratuità concordata con il principe Ranieri. Mise in atto un piano sistematico di interventi a favore di nazioni e località disagiate. Impose le piste d'atletica negli stadi allestiti con pubblici finanziamenti in occasione di Italia '90, anche nella sua Torino, quando interesse primario sarebbe stato mantenere rapporti di buon vicinato con Gianni Agnelli. Fu raro, in conclusione, trovare un altro dirigente impegnato 24 ore su 24 per la sua disciplina, che fosse l'incontro con vecchi atleti del passato, il contatto diretto con giovani principianti, una colazione con Lady Diana, con Kissinger, con Chirac o Ceausescu, o la sottoscrizione di un contratto pubblicitario ultra miliardario. La Federazione che è alla guida dal 1999 dell'atletica mondiale non è più quella di Nebiolo. Nè in uomini, né in modelli produttivi, né in iniziative. Da più stagioni, l'intero movimento è avvitato al fenomeno Usain Bolt. Si rimpiange, ovunque, quella dirigenza che in poche stagioni aveva fatto dell'atletica la disciplina più autorevole e seguita dopo il calcio. Tuttavia, se i campionati mondiali di Mosca, malgrado la vistosità delle assenze e il terremoto causato dagli ultimi casi di doping, con il record di 206 nazioni e di circa 2.000 atleti iscritti, saranno un successo, molto si dovrà al lascito di un uomo che da un modesto primato personale di 6.78 nel lungo s'era proiettato ai vertici mondiali dello sport.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.