Compie due anni, la gestione Usa della Roma, la parte nostalgica del tifo è propensa a rimpiangere i bei tempi quando in cassa non c'era una breccola, e dunque le campagne estive erano ferme alla teoria. Un bilancio delle operazioni di mercato non può essere trionfalistico, perché i risultati non sono stati pari alle attese, attenuanti comunque non prevalenti sugli errori: che però riguardano in minor misura l’organico e chiamano pesantemente in causa le scelte degli allenatori. Prima un esordiente ricco di idee e di entusiasmo, ma tradito dagli interpreti: quelli improvvisati (da Kjaer a Josè Angel, tanto per fare qualche nome) ma anche da chi era atteso da protagonista, come Daniele De Rossi. Poi un integralista che, anziché limare gli spigoli delle precedenti esperienze, li ha accentuati, uno Zeman ben diverso da quello che i tifosi avevano esaltato, per il gioco e per le battaglie etiche condotte, pagate care da lui, ma anche dalla società. Si auspica miglior fortuna per il terzo timoniere, anomalo in relazione ai progetti invano perseguiti, ma per ora protagonista sul piano della personalità e già padrone di uno spogliatoio finalmente compatto. Walter Sabatini, da solo al comando dopo l'addio di Baldini, ha completato per ora un ambizioso programma di arrivi, trentacinque i nuovi giallorossi dell'era bostoniana, dodici i partenti tra questi, ma il mercato resta aperto, in entrata e in uscita. A rendere comunque positivo un consuntivo generale, basterebbe l'incredibile plusvalenza prodotta da Marquinhos, una delle perle dell'attività di Sabatini. Ai vertici assoluti vanno affiancati al talentino brasiliano emigrato a Parigi, Lamela e Strootman. Oggetto di corteggiamento assiduo, il primo, da parte di club ai quali non mancano gli spiccioli, il secondo era conteso da mezza Europa prima di scegliere la destinazione Roma e la bacchetta di direttore d'orchestra di un centrocampo che Garcia ha deciso di affidargli. Salto di qualità in difesa con Benatia. Ma altrettanto notevole è la qualità della fascia medio-alta, capeggiata da due indiscutibili talenti come Pjanic e Osvaldo, ma anche Castan e soprattutto Florenzi, l'uomo che «risolve problemi», buoni soldi arrivati anche da Borini, rendimento più che onesto assicurato da Bradley e Torosidis. Restano le verifiche: legate ai progressi atletici, da Maicon a Balzaretti, a Dodò, ma soprattutto a Destro, in teoria gioiello da bacheca. Superfluo tornare sui flop, scivoloni di Sabatini, ma ha fatto peggio chi ci ha costretti a vederli in campo, da titolari.
Cattivi consigli e qualche svista Ora tocca a Rudi
di Gianfranco Giubilo Compie due anni, la gestione Usa della Roma, la parte nostalgica del tifo è propensa a rimpiangere i bei tempi quando in cassa non c'era una breccola, e dunque le campagne...