Quei piatti in perfetto equilibrio, simbolo della giustizia. Ogni tanto uno dovrebbe pendere da una parte, vai a sapere se quella autentica o quella sbagliata. Tempi lunghi, passi da tartaruga per la giustizia ordinaria, che forse avrebbe diritto, per altro, a una sorta di risarcimento mediatico nel raffronto con quella sportiva, malata irreversibilmente di elefantiasi e con qualche tendenza a orientare l'equilibrio dei pesi, come insegnano i salumieri di non specchiata onestà. Adesso riparte un nuovo capitolo, e forse non sarà l'ultimo. Due anni e qualcosa, da quando sono cominciati i giudizi relativi alla vicenda del calcioscommese, lo striscione di arrivo non è ancora in vista. Adesso i nomi illustri sotto la lente della Procura federale sono quelli di Stefano Mauri e di Omar Milanetto,un capitano della Lazio e un ex capitano del Genoa, che hanno anche conosciuto l'umiliazione del carcere. Nessuno è in grado di anticipare sentenze, tutti chiedono però chiarezza in tempi meno dilatati rispetto alle precedenti decisioni. Molte delle quali riviste e corrette, talvolta con interventi di tribunali civili non indifferenti alla dislocazione geografica delle società e dei calciatori interessati. A qualcuno sono costate care amicizie forse discutibili, ma senza connotati criminali accertati, del resto le gole profonde che hanno collaborato alle indagini raramente sono risultate attedibili fino in fondo. Ma che una riforma della giustizia sportiva sia ormai esigenza primaria, lo testimoniano proprio questi tempi infiniti della vicenda, sugli aspetti della quale si dovrà discutere ancora a lungo. Non ha convinto del tutto la mano leggera nei confronti di Antonio Conte: una sentenza che non ha chiarito né colpa né innocenza, ma sorta di compromesso. Del resto, non sarebbe stato né il primo né l'ultimo, se si risale ai primi passi della vicenda giudiziaria. Bonucci in azzurro all'Europeo della scorsa estate, dal quale era stato escluso invece Criscito, nonostante l'identica posizione nell'inchiesta. Del resto ci siamo abituati agli sbalzi di umore del codice etico di Prandelli, rigorosamente draconiano per Osvaldo, tenero e affettuoso per Balotelli. Non resta che attendere nuovi sviluppi, nuove sentenze, infiniti ricorsi in tutte le sedi, nessuno può escludere che una società possa scontare una penalizzazione fra tre o quattro anni. Quando ormai delle meditazioni del procuratore Stefano Palazzi non fregherà assolutamente niente a nessuno.
Tempi infiniti e «pesi» diversi Non è giustizia
di GianfrancoGiubilo Quei piatti in perfetto equilibrio, simbolo della giustizia. Ogni tanto uno dovrebbe pendere da una parte, vai a sapere se quella autentica o quella sbagliata. Tempi lunghi,...